Terni: gli anziani a rischio sopra le “zebre morte”

Nel traffico urbano, chi pedone si fa, il motorizzato se lo mangia
Terni

Di Adriano Marinensi - Durante la quotidiana lotta per la salvezza che si svolge nella cosiddetta “giungla d’asfalto”, il pedone non è di sicuro il gradino più alto della “catena alimentare”. Anzi, insieme al ciclista – altro anello debole del sistema viario - chi si muove a piedi, rischia la stessa fine della gazzella tra le fauci del leone, nel Serengeti (per la cronaca, 15.000 kmq di ecosistema naturale). A Terni, come altrove, ad essere predominante, nel settore della circolazione stradale, è l’uomo con le ruote, quello accovacciato dietro al volante.

Mi spiego meglio. Gran parte dei motorizzati (quelli che mangiano pane e acceleratore) si alzano al mattino e indossano i pantaloni, la camicia, la giacca e l’automobile; alla sera, tornati a casa, si tolgono di dosso l’automobile, la giacca, la camicia e i pantaloni. Di costoro sono piene le strade e quindi gli altri abituati a muoversi sulle proprie gambe, mettono spesso a repentaglio l’osso del collo. Soprattutto nell’arduo tentativo di traversar la via, laddove le strisce pedonali sono pressoché cancellate. A Terni, permane una situazione di inaffidabilità a causa appunto dei passaggi pedonali irriconoscibili, perché nessuno, da anni, ha più messo il nero sotto al bianco. Cosicché, proprio la parte della carreggiata che le norme impongono sia “opportunamente segnalata” e sulla quale chi attraversa ha la precedenza, diventa campo minato. Addirittura, il D.P.R. n.503 del 24.7.96, specifica che “gli attraversamenti pedonali devono essere illuminati nelle ore notturne e di scarsa visibilità”. Ma, se manco si vedono le strisce, cosa vuoi illuminare!

Ora, contro la negligenza municipalizzata, sono scesi in campo gli anziani, reclamando, per loro, che spesso procedono lento pede, maggiore protezione, per non finire arrotati, persino sopra le “zebre pallide”. Quell’amico, incontrato, dopo tanto tempo, giorni fa, nel discorrere, mi ha detto: “Perché non scrivi qualcosa sull’argomento?” Meschino, non sapeva quanto inchiostro ho sprecato per richiamare chi di dovere nel fare il proprio dovere. Ed al fine di presentargli le prove del mio reiterato scombiccherare, ho fatto una ricerca d’archivio. Seppure, parzialmente riassunto, ecco il risultato, con tanto di date, titoli e testate, per agevolare il riscontro da parte dei … non credenti.

Umbriasettegiorni – 11 marzo 2011 – Titolo: “Le zebre pallide e le buche sono problemi comuni per Terni e Perugia”. Nel testo c’era una spiegazione: Diconsi zebre pallide quegli attraversamenti pedonali resi latenti dall’usura provocata dai mezzi di trasporto su gomma, dalla scarsa qualità della vernice e soprattutto dalla negligenza amministrativa. Quotidianodellumbria - 11 giugno 2013 – Titolo: “Terni: il pedone, le zebre, le buche e i rumori molesti”. Si diceva nell’articolo che il deambulatore, in certi ambienti amministrativi locali, è considerato titolare di “diritti affievoliti”. La conferma sta nel gran numero di zebre da tempo cancellate.

Al fine di non ripetere ogni volta la testata, informo che i sottoelencati interventi si possono leggere, nella stesura integrale, sul giornale on line “quotidianodellumbria.it” oppure sul periodico di carta “Umbriasettegiorni”. Dunque, 30 gennaio 2014: Ancora di buche e di zebre si parla. Chiedevo al Sindaco pro tempore “la grazia di voler disporre, con urgenza, la ritinteggiatura degli attraversamenti pedonali, in più parti scoloriti e diventati pericolosi”. Altro articolo il 30 giugno 2014 – Titolo: “Terni, quando S.Voto faceva la grazia”. Si disse a quel tempo e si può anche oggi: E’ a rischio il pedone sui marciapiedi sfasciati e nel traversare la strada a causa delle zebre impallidite o cancellate. 16 dicembre 2015 – Titolo (che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni) – “Strade, buche profonde e zebre pallide”. 9 giugno 2016 – Titolo: “Se il pedone viene “arrotato” sulle zebre pallide, chi paga?” Sempre in riferimento alle “zebre” che – si faceva osservare – “nella giungla d’asfalto dovrebbero trovare il loro ambiente naturale e la doverosa tutela, l’interrogativo traeva ragione da una sentenza di Cassazione dell’anno 2014. In essa è stabilito: “Ove si attesti l’esistenza di un rapporto causale tra l’inidoneità della segnaletica e un sinistro stradale, non può predicarsi l’esclusione dell’art. 2051 del C.C.”, vale a dire il danno causato da cosa in custodia. E, nella fattispecie, il custode della strada urbana è l’Ente locale.

Siamo arrivati al 7 ottobre 2016 – Titolo: “Terni e l’elenco dei prodotti scaduti”. C’è nel testo l’ennesimo richiamo “a riguardo delle cosiddette zebre pallide, perché il loro scoloramento crea enormi pericoli a coloro che ancora conservano l’abitudine di muoversi a piedi e attraversare le strade”. Si parlava di traffico, a Terni, pure il 12 novembre 2016. Con due premesse: 1) le strisce pedonali fanno parte integrante della segnaletica stradale (vedi il Codice della Strada); 2) la responsabilità diretta della loro manutenzione è del Comune e dei suoi organi tecnici. E, siccome, qualche mesi prima, era stata emanata la legge n. 41 del 23 marzo 2016, avente per oggetto l’omicidio stradale, eccola la conseguente nuova (ed inquietante) domanda: Se il pedone viene investito e ucciso sopra le zebre invisibili da un conducente sotto l’effetto di droga o alcol, per l’Ente consegnatario può essere ipotizzato il reato di concorso in omicidio? Si direbbe: bella domanda! Ai tutori del diritto, mi permisi di richiedere l’ardua sentenza.

Da ultimo, il 20 ottobre 2017, per tenere in caldo il problema, ecco la provocazione all’insegna del repetita iuvant. In sostanza, un paradossale invito ai ternani perché adottassero una “zebra smorta”. Dice: A Terni, ormai da anni, per ritinteggiare di bianco le strisce, neppure un barattolo di vernice abbiamo adoperato. Mentre, in moltissimi punti, anche l’ultima pennellata s’è sbiadita. Di conseguenza, la mancata manutenzione potrebbe essere considerata, quanto meno, omissione di atti d’ufficio, imputabile ai responsabili locali della circolazione stradale”. E ai Vigili Urbani che quotidianamente constatano lo “sbiadimento” e non verbalizzano nulla, che vogliamo dire? Insomma, io il dovere del cronista l’ho fatto, forse persino diventando noioso e pedante. Gli altri “chi di dovere” quando si decideranno a fare il loro? Forse si aspetta che qualche serio sinistro accada sopra le strisce pallide?

Egregio Signor Commissario, nella meritoria opera amministrativa che Ella sta dedicando alla “dichiarazione di degrado”, calata con oltraggio su questa città, La prego, da anziano insieme agli altri anziani (e tantissimi cittadini non motorizzati), di rivolgere lo sguardo pure alla sicurezza dei pedoni attraversanti le strade. Siamo rimasti in pochi, però ugualmente meritevoli di tutela, quanto meno come animali in via di estinzione. Certo della Sua benevolenza, porgo cordiali saluti.