Terni, città campione nel settore dell’energia pulita

Ha grande merito nella diffusione delle produzioni a zero impatto ambientale
Terni

Di Adriano Marinensi - Il territorio ternano deve gran parte della sua identità alle acque: una realtà complessa e unica, attraverso la quale si può leggere la sua evoluzione sociale ed economica. Questa definizione ho trovata in un sito Internet e la memoria è andata lontano a cercare le gigantesche condotte forzate che alimentavano (e alimentano) la Centrale idroelettrica di Galleto, a due passi dalla città e vicina alla Cascata delle Marmore. Le vedevo da casa mia, nel paese di Papigno che sta sulla collina. Quei tubi enormi sollecitavano la fantasia perché il racconto degli adulti parlava di operai che vi avevano lavorato dentro, ritti in piedi, al momento della costruzione. E l’acqua poi portata a valle, correndo alla velocità di un precipizio, faceva girare delle macchine capaci di accendere le lampadine della luce. Per noi fanciulli, un mistero!

Che invece mistero non era, ma imponente opera dell’uomo. Basta rileggere la storia riguardante la messa in opera del sontuoso complesso idroelettrico allestito, durante lo scorso secolo, lungo il territorio idrografico che va dall’Abruzzo all’Umbria, passando per la Sabina, da parte di quella che, all’epoca, era la Soc. Terni per l’industria e l’elettricità. Io credo che un sito produttivo come quello di Galleto – Monte S. Angelo (inaugurato nel 1929, su progetto edilizio di Cesare Bazzani) dovrebbe assegnare una medaglia al valore ecologico alla città di Terni, per il meritorio servizio reso in difesa dell’ambiente contro le aggressioni inquinanti. Aggressioni causate invece dalle fonti di energia a combustibili fossili e, ancor più, a carbone. Dal nucleare ci guardi Dio!

I grandi impianti che La Soc. Terni e la comunità umbra hanno “donato” al sistema energetico nazionale, attraverso il passaggio all’ENEL, in base alla L. 6.12. 62, n.1643, meritano d’ essere elencati. Sono: Corbara, Corno, Cotilia (alimentato dai bacini del Salto e del Turano), Galleto (alimentato dal Lago di Piediluco), Monte Argento, Montorio al Vomano, Nera Montoro, Penna Rossa, Posta, Preci, Provvidenza (alimentato dal Lago di Campotosto), Recentino, S. Giacomo, Sigillo e Triponzo. E’ l’hydro power, la potenza dell’acqua e il rinnovabile per eccellenza. Dunque, un contributo rilevante apportato a quella straordinaria operazione che ha per obiettivo nobile il contrasto alle immissioni nocive nell’atmosfera.

Dire che l’ecologia non è una priorità, dimostra scarsa sensibilità sociale. Significa chiudere gli occhi dinnanzi al degrado che ormai sta alterando l’ecosistema. Basta pensare a due delle conseguenze derivate dall’aumento della temperatura: il pericolo di desertificazione di nuove zone del pianeta e l’innalzamento dei mari, per lo scioglimento dei ghiacciai, che porrà a rischio un gran numero di isole e di spiagge. Una seria presa di coscienza da parte dei Paesi industrializzati, dovrà riguardare il contenimento delle immissioni di CO2 e della deforestazione. Quest’ultima pratica, oltre a sottrarre natura al paesaggio, abbassa le “difese immunitarie” rappresentate dalle aree boschive, che coadiuvano il processo di purificazione dell’aria.

Aspetto positivo va considerato il passaggio, seppure ancora in maniera troppo lenta, dal termoelettrico al pulito. Si tratta peraltro di una transizione obbligata se non vogliamo rendere invivibili le comunità urbanizzate. Dunque, l’inquinamento e l’aumento della temperatura sono i due nemici da combattere e siamo tutti chiamati a lottare su questo fronte drammatico. Senza dimenticare altre calamità che attentano alla esistenza, come la fame e le guerre locali che adducono le grandi migrazioni, destinate a modificare la carta geografica e antropologica mondiale. Riferendosi alla necessità di una urgente politica operativa, Ségolène Royal ha detto: “Chi non vuole fare cerca scuse, chi vuole fare trova soluzioni”. Nella difesa dell’ambiente ormai si impongono progetti immediatamente esecutivi. E’ scoccata, da diverso tempo, l’ora del fare. Ci sono impegni e direttive sancite negli accordi sottoscritti da 195 Paese alla Conferenza di Parigi del 2015 e ribaditi di recente nella annuale Conferenza di Bonn.

Termini molto duri ha usato l’ex Governatore della California Arnold Schwarzenegger: “Smettiamola di parlare di cambiamenti climatici – ha affermato – e cominciamo a chiamarli disastro ambientale e minaccia alla sopravvivenza dell’umanità”. Guai per tutti se, tra qualche decennio di “non fare” dovessimo dargli ragione. Per fortuna, malgrado gli anacronistici ripensamenti del Presidente USA, la strada della riduzione delle cosiddette immissioni climalterabili è stata imboccata e in parte percorsa. Ne è testimonianza positiva il mutato atteggiamento degli altri due “grandi untori”, India e Cina, ormai sul punto di sgomberare il campo da pregresse resistenze.

Intanto, su altri terreni, la ricerca tecnologica sta mettendo a punto nuove ed importanti soluzioni; per esempio nel campo delle energie rinnovabili (voltaico ed eolico) e dei motori. Si, c’è un nuovo che avanza pure nel settore della circolazione veicolare. Il motore elettrico è ormai una soluzione a portata di mano e la sua diffusione andrà consolidandosi nel breve periodo con il massiccio impianto di centraline di ricarica. In Italia, l’ENEL da sola pare abbia in programma la posa in opera di 14.000 infrastrutture di alimentazione. E gli esperti, sempre in Italia, prevedono che, nel 2030, saranno circolanti circa 5 milioni di automezzi a trazione elettrica o ibridi.

Un campo di interesse operativo resta quello del risparmio energetico. In una società diventata vorace di energia, l’adozione di provvedimenti generali e di comportamenti individuali, diretti a praticare una concreta politica di contenimento dei consumi, rimane fortemente legata alla strategia complessiva. Importante è migliorare gli impianti che richiedono alte quantità di energia e quelli riguardanti l’edilizia abitativa, portandoli tutti a norma di legge.

Un’ultima notazione che, per certi versi, sembra estranea al tema in esame, ma non lo è, riguarda il problema dell’igiene pubblica. Non è un discorso estraneo quello di una sempre più corretta ed utile gestione dello smaltimento dei rifiuti. E’ questione strettamente legata alla difesa del territorio e della salute. Allora l’invito pressante va rivolto ai cittadini, perché partecipino alla raccolta differenziata dei rifiuti, per contribuire al conseguimento di un record ecologico. Questo: l’aumento dei prodotti recuperati e riciclati, cosicché si possa arrivare al punto strategico e cioè soltanto il 10% di rifiuti conferiti in discarica. Con la buona volontà e il senso civico, ce la potremo fare di sicuro.