Terni, ai domiciliari l’assessore Piacenti: accusato di turbativa d’asta

Stesso provvedimento cautelare anche per Montalbano Caracci e Camporesi
Terni

Ancora un terremoto giudiziario scuote Palazzo Spada. La nuova inchiesta della procura, che indaga su Terni Reti e Farmacie Terni, ha portato agli arresti domiciliari dell’assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi, accusato del reato di turbativa d’asta.
Stessa misura cautelare è scattata anche per l’amministratore unico di Terni Reti, Vincenzo Montalbano Caracci, e per il commercialista Roberto Camporesi, entrambi ai domiciliari.

 Che si respirasse aria di tempesta era evidente. Già dal mattino di giovedì a palazzo Pierfelici, sede dell’assessorato al bilancio del Comune di Terni, erano entrati Poliziotti e finanzieri, mentre altri agenti in borghese si sono recati negli uffici di Piacenti D’Ubaldi, dove hanno proceduto al sequestro di numerosi documenti.
Allo stesso tempo l’assessore è stato accompagnato in caserma, dove nel tardo pomeriggio di ieri gli è stata notificata la misura cautelare degli arresti domiciliari. 

Piacenti era uscito dall’inchiesta Piacenti D’Ubaldi ed era stato iscritto al registro degli indagati nell’ambito dell’Operazione Spada, la stessa che aveva portato all’arresto del sindaco Di Girolamo e dell’assessore ai lavori pubblici Stefano Bucari (che si è poi dimesso).
Legata al filone dell’affidamento da parte di Palazzo Spada del servizio di Contact Center alla partecipata al cento per cento Terni Reti, la posizione di Piacenti D’Ubaldi era poi stata archiviata dal gip Federico Bona Gavalgno su richiesta del pm Raffaella Iannella.

Le forze di opposizione sono sul piede di guerra. 
 Emanuele Fiorini, capogruppo in Regione di Lega Umbria afferma: «Chi pensava che la Giunta Di Girolamo avesse toccato il suo punto più  basso dovrà ricredersi. Ecco infatti arrivare la notizia di nuove  perquisizioni a Palazzo Spada e, poco dopo, la decisione del Gip della  misura degli arresti domiciliari per l’amministratore unico di  TerniReti, il suo consulente e dell’assessore al bilancio, Piacenti  d’Ubaldi. Dopo i milioni di euro di debiti contratti, le inchieste, i  primi arresti domiciliari tra cui quelli del sindaco, la bocciatura del  piano di riequilibrio, la decisione dell’accesso al fondo di rotazione e  il conseguente aumento indiscriminato delle tasse locali ecco un’altra,  ennesima, brutta pagina di storia politica ternana firmata Pd. Mentre  nel resto dell’Umbria si discute di come sviluppare i territori e si  ottengono dei risultati, la città di Terni rischia di venire scippata  del tribunale e di essere marginalizzata dal sistema trasporti umbro a  causa dell’inerzia dei suoi rappresentanti politici di maggioranza alle  prese con beghe personali e giudiziarie. La città, inserita in un  contesto di profonda crisi caratterizzato da imprese che chiudono e un  tasso di disoccupazione sempre più alto, non riesce a reagire,  paralizzata da una classe politica di centrosinistra arrivata ormai al  capolinea, inerme, sofferente, incapace di ogni azione risolutiva. Cosa  ulteriormente deve accadere perché possano, finalmente, rassegnare le  dimissioni e andarsene a casa?».
Avanti un altro in quel di Terni?

Mentre il consigliere regionale del M5S Andrea Liberati si domanda: «È ancora a piede libero l'assessore comunale al Bilancio?».
Per poi commentare: «Cronache locali real time lo vedono infatti 'accompagnato' da un agente delle Forze dell'Ordine e diretto 'in caserma', fatto tutt'altro che desiderabile per chiunque, a maggior ragione per un politico. Pur con un bilancio comunale devastato, ormai pare necessario istituire una corsa bus speciale tra Palazzo Spada e i locali organismi di Polizia: la comunità merita questo? Devastata a un passo dal Natale, disprezzata persino dalle Ferrovie, la Giunta più trash del dopoguerra rischia definitivamente di schiantarsi, cosa certo gradita a famiglie e imprese colpite dagli esorbitanti incrementi tariffari e tributari pretesi da questa politica per coprire debiti assurdi generati anche grazie allo 'scialo' di variopinti amici degli amici.
Credo pertanto che il sindaco possa serenamente autoesonerarsi dal proseguire nell'infelice mandato, evitando di sfidare ulteriormente la Magistratura e tornando direttamente ad assistere in prima persona i suoi circa 1.500 mutuati, servendo esclusivamente loro.
Quanto al PD, il segretario regionale Giacomo Leonelli dovrebbe quanto meno chiedere di staccare subito la spina, tanto per non proseguire con certe indegne figure, umiliando reiteratamente l'intera città di Terni. O a qualcuno fa comodo avere un'amministrazione così screditata e una città sfinita? C'è da chiedersi se e chi saranno i prossimi a entrare nella nomination giudiziaria, visto che tuttora si fatica a intravedere qualcosa di onestamente gestito a Terni, come ampiamente dimostrato in loco dai principali protagonisti istituzionali, produttivi e persino morali, soggetti che pure dovrebbero per primi dare l'esempio in società, vista la rilevantissima ricaduta pubblica legata alle funzioni da costoro svolte».