Terni: la “dichiarazione di guerra” è stata consegnata ai piccioni

Un atto d’indirizzo del Consiglio comunale per combattere l’invasione
Terni

di AMAR - Il cittadino ternano che vidi (e redarguii) tempo addietro, all’interno dei giardini pubblici della Passeggiata, intento a seminar granaglie alla miriade di piccioni, arrivatigli attorno sibilando a volo radente, sapeva certamente che stava compiendo una azione contraria alle norme. Che stabiliscono “il divieto di alimentare i piccioni, presenti allo stato libero, sul territorio comunale”. E prevedono per i contravventori “una sanzione di importo compreso tra 80 e 480 euro.” Ora, ad integrare le proibizioni è arrivato l’“atto di indirizzo” approvato dal Consiglio Comunale che impegna l’Esecutivo ad adottare i provvedimenti necessari per ridurre drasticamente - tramite cattura ed eliminazione - le colonie presenti ormai in ogni angolo di città e di alcuni centri periferici. Svolazzano persino nelle aree destinate al gioco dei bambini.

La speranza è che il predetto “atto di indirizzo” non faccia la fine di altri precedenti, rimasti inattuati. Non di rado infatti, quando c’è un problema difficile da risolvere, esso viene formalizzato in un “atto di indirizzo” e quindi riposto nel cassetto delle speranze vane. Per esempio, quello recante il n. 254 del 12 novembre 2012 con il quale si dava mandato alla Giunta di realizzare il Centro notturno di accoglienza per i senza tetto. Sono passati sei anni e ancora non c’è.

Ma, torniamo ai piccioni. Diversamente da Venezia, a Terni non rappresentano una attrazione turistica. Sono cresciuti e moltiplicati a dismisura, al punto da diventare una emergenza igienico – sanitaria. Si legge in un testo regolamentare che,“per i colombi, la città è un ambiente ideale per la crescita incontrollata”, in quanto offre abbondanza di cibo (per l’80% di provenienza umana) e luoghi di facile nidificazione. Se poi ci aggiungiamo l’intervento di qualche pseudo animalista, per loro la cuccagna è perfetta. Una vera e propria colonizzazione dei centri abitati.

E’ proprio l’ abnorme presenza a costituire il pericolo: da essa derivano minacce per la salute dell’uomo e per l’integrità del patrimonio monumentale ed edilizio, presi d’assalto insieme ai balconi, ai terrazzi, ai davanzali delle finestre. Chi volesse conoscere le malattie provocate dal contatto uomo – piccione, trova un lungo e dettagliato elenco nella normativa regionale e municipale in vigore. Che aggiunge: Il colombo urbano, nelle condizioni di sovraffollamento, attiva una proliferazione di batteri, potenzialmente patogeni che possono diffondere anche salmonella, allergie respiratorie e parassiti come le zecche.

Dunque, a Terni, la guerra al piccione è dichiarata. Si tratta ora di vedere se, nella pratica, le buone intenzioni avranno efficacia. Oppure, prevarrà, come in passato, la tattica del gattopardo. Anche da parte del cosiddetto governo locale del cambiamento che, in verità, sino ad oggi, nulla ha cambiato. Né il metodo amministrativo, né la qualità del fare politica. Nessun fattore nuovo è intervenuto ad avvicinare il Palazzo al cittadino, talché la partecipazione delle componenti attive della società civile sono rimaste, come prima, al margine dei processi decisionali. C’è invece un enorme bisogno di ampliare gli spazi democratici nella ricerca di contributi utili al rilancio di una comunità che – ripiegata com’è su se stessa - rischia di perdere occasioni di sviluppo economico, sociale e culturale. D’altro canto, per chi professa il culto del Capo, la qualità della democrazia non è il primo pensiero. E il tasso di capacità manageriale dell’attuale Esecutivo non appare di prima scelta. Forse questo argomento merita una trattazione più approfondita che mi permetto di rinviare ad altra occasione.