Cesi, che guarda Terni dall’alto, fu capitale delle Terre Arnolfe

Una interessante storia umbra durata alcuni secoli da raccontare ai giovani
Terni

Di Adriano Marinensi - Cesi è una frazione collinare del Comune di Terni. Come tanti paesi umbri, continua a soffrire il mal di periferia. Presto però la situazione dovrebbe cambiare. Vi è notizia che una azienda specializzata nella organizzazione delle gite scolastiche abbia vinto il bando di concorso per la gestione di tre importanti strutture edilizie cesane che diventeranno centri di accoglienza per giovani. Sarà quindi il caso di raccontare - seppure in estrema sintesi - agli studenti in viaggio d’istruzione verso Cesi, la storia di quella che fu la capitale delle Terre Arnolfe. Storia antica e paesaggio di pregio che lassù si mischiano egregiamente. Cominciamo dall’ambiente.

Salivo, qualche anno addietro, lungo l’erta verso il monte. Da Cesi, il percorso si inerpica, attraversando un territorio che rende ossequio alla natura. E sa di aria pulita, in stridente contrasto con la visione, solitamente grigia, della valle in basso. In autunno, molte fronde restano verdi, altre si colorano di giallo, mentre le bacche del corbezzolo punteggiano di rosso il bosco. Per chi ha voglia (e buona gamba) di arrivare in cima, lassù c’è la sorpresa della “Montagna sacra di Torre Maggiore” (m. 1120 s.l.m.) che testimonia, con i resti di un tempio risalente al VI secolo a.C., le radici pagane della bassa Umbria. Si tratta di un luogo di culto – sostiene chi ha studiato quelle pietre - dedicato al dio Marte ed anche punto di osservazione per gli aruspici, i quali traevano presagi, interpretando il volo degli uccelli. Lassù c’e il ricordo di un episodio della lotta di Liberazione e di un uomo – Germinal Cimarelli – che alla riconquista della libertà sacrificò la vita.

Salivo, rincorrendo alcuni ricordi di quanto avevo letto, giorni prima, in un volume intitolato “Cesi, cultura e ambiente di una terra antica”, curato da Laura Ponzi Bonomi, Renzo Nobili, Bruno Napoli, Mattia Bencivenga, Fabrizio Angelici e Roberto Giorgetti. Dal punto di vista geografico, il borgo si colloca sulle propaggini meridionali dei Monti Martani; che, a loro volta, si trovano nella parte della regione compresa tra le tre Valli ternana, spoletina e tiberina. Siamo nel mezzo del territorio che fu “capitale” delle Terre Arnolfe ed all’inizio di una vicenda di secoli, principiata intorno al 1200. Gli altri paesi più importanti intorno. sono Sangemini, Acquasparta, Macerino, Villa S. Faustino, Casigliano, Montecastrilli e Quadrelli. Quindi, una vasta area umbra, compresa nello Stato della Chiesa. Fu Gregorio IX (il canonizzatore di Francesco d’Assisi) a dichiarare le Terre Arnolfe, “dominium nostrum”. Serviva uno Statuto che regolasse la vita del possedimento: venne emanato nel 1286, composto di circa ottanta articoli. Qualcuno persino singolare: pena doppia per i reati commessi di notte rispetto agli stessi di giorno. Per i bestemmiatori, castighi corporali se non può pagare la multa.

Una varietà di ipotesi sono state formulate sul fondatore di Cesi, mentre più d’uno concorda nel far risalire l’“insediamento primario” all’indomani del disfacimento della vicina città romana di Carsulae. Sito archeologico di grande fascino Carsulae. Se hai fantasia, guardi i solchi scavati sulle pietre dell’antica Via Flaminia che l’attraversa e ti sembra di udire lo sferragliare dei carri che trasportavano mercanti e guerrieri. Si dice che il nome derivi alle Terre Arnolfe da tale Arnolfo, Conte e Vicario imperiale di Ottone I di Sassonia, insediatosi, da quelle parti, intorno all’anno 1000. Dal secolo XI in avanti, vanno di pari passo le storie di Cesi e delle Terre Arnolfe. Lo Statuto del 1286 costituisce l’atto fondante dell’organizzazione civica. Il secolo XIV segna la fine dell’era feudale, il calo del potere imperiale, la “cattività avignonese” dei Papi (1305 – 1377).

L’Umbria, al tempo, è campo di battaglie e di insurrezioni, di lotte tra guelfi e ghibellini. Cesi, per tutelare le sue 140 famiglie, chiede la protezione di Todi, città ghibellina, pur continuando a pagare il “focatico” (una tassa su ogni fuoco domestico) alla Chiesa di Roma. Il Papa Innocenzo VI però è ad Avignone e, nello Stato Pontificio regna il caos. A ristabilire l’ordine, inviato dal Pontefice nel 1353, ci pensa il Cardinale Egidio Albornoz, quello delle Rocche di Narni e di Spoleto. Il mondo cristiano entra in confusione. C’è un Papa a Roma (Gregorio XII), uno ad Avignone (Benedetto XIII) e un terzo eletto dal Concilio di Pisa (Alessandro V). La famiglia Orsini, antagonista dei Colonna, diventa feudataria delle Terre Arnolfe. Sin verso la fine del ‘400, quando subentra il fratello di Papa Bonifacio IX. E’ il momento di Braccio Fortebraccio da Montone che conquista tutta l’Umbria meridionale. Il Papa Martino V lo nomina Vicario generale del territorio che comprende Cesi e dintorni. Si inizia a costruire la bella Chiesa di S. Antonio Abate; sembra che proprio in questo luogo di culto, siano stati assassinati Antonio Cesi e tutta la sua nobile casata.

Seguendo ancora la traccia del libro citato in apertura, siamo al secolo XV quando scende in Italia (1494) Carlo VIII, re di Francia (in contrasto con Papa Clemente VII Medici) che mira ad impossessarsi dell’intero stivale. Terni approfitta della presenza dei nemici del Papa per mettere a ferro e fuoco il territorio di Cesi. Lo storico cesano Cantelori riferisce che i ternani, oltre a demolire le case, tolsero persino le campane dalle Chiese, “non perdonando né ad alberi, né ad animali”. C’è guerra, all’epoca, tra Terni e Spoleto. Vi partecipano uomini d’arme famosi come Bartolomeo d’Alviano e Paolo Baglioni. In mezzo al conflitto finiscono pure le Terre Arnolfe, finché Giulio II non le riporta “sotto il diretto dominio del Pontefice”.

Si arriva alla emanazione del 2° Statuto di Cesi (1515) che completa e perfeziona il precedente del 1268. Vi sono definite le cariche giurisdizionali: i Priori, il Camerlengo, il Cancelliere, il Balio (o Balivo), il Consiglio grande, il Custode della Rocca. C’è ancora una guerra in Italia. Questa volta portata dall’Imperatore Carlo V di nuovo contro il Papa. E’ l’anno 1527 del “sacco di Roma” ad opera dei Lanzichenecchi. Uguale sorte subisce Narni, dopo un lungo assedio. Cesi ci va in mezzo, subendo una terribile devastazione.

Siamo alla fine del XVII secolo e per le Terre Arnolfe, è iniziato, ormai da decenni, il processo di sfaldamento. Si arriva infine all’Unità d’Italia e Cesi diventa Comune. Il 17 dicembre 1860, forma la prima Giunta guidata dal Sindaco Giuseppe Spada e dagli Assessori Giovanni Eustachi e Pietro Lausi. Un evento però di limitata democrazia, perché, se gli abitanti sono 1453, soltanto il 4% gode dei diritti politici. Il paese si ritrova, insieme a Terni ed agli altri territori delle dissolte Terre Arnolfe, nella provincia umbra, avente Perugia per capoluogo. Nei primi anni del ‘900, viene costruita la strada d’accesso al centro abitato e la stazione ferroviaria sulla Centrale Umbra. Arriva l’energia elettrica e la linea telefonica, mentre, con la creazione della Provincia di Terni (1927), Cesi perde la “dignità” di Municipio. Da quel momento la “capitale” delle Terre Arnolfe retrocede a frazione del Comune di Terni. Gli rimane comunque la sua storia e il ricco patrimonio d’arte (l’austero Palazzo Cesi, le Chiese ed i preziosi affreschi) e di ambiente che oggi lo rendono punto di eccellenza culturale e turistico. E, d’estate, “bene rifugio” dalla calura della conca ternana.