Case popolari, prima i ternani

La giunta annuncia un giro di vite sull'assegnazione degli alloggi popolari
Terni

Anche il Comune di Terni, insieme a Perugia, Amelia, Todi, Spoleto, Umbertide, Deruta e Bastia, punta a rivedere i criteri per l’assegnazione delle case popolari.
L'obiettivo è modificare la legge regionale 23 del 2003. Modifiche che, secondo l’assessore al Welfare di Palazzo Spada Marco Cecconi «andranno a rendere decisamente più stringenti e trasparenti i requisiti di accesso».
Le richieste di modifica proposte dalla giunta Latini ora verranno discusse ed eventualmente fatte proprie anche dalle altre amministrazioni comunali e saranno poi trasmesse al Cal, il Consiglio delle Autonomie Locali, e infine approderanno al voto del consiglio regionale.

 Molte le novità previste nella proposta di modifica. Gli stranieri che ambiscono all’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, per esempio, dovranno dimostrare di essere in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo, almeno biennale. «A tutti – si legge nel documento di Palazzo Spada – verrà richiesto di esercitare un’attività lavorativa stabile ed esclusiva in Umbria da almeno 5 anni. Per tutti la dichiarazione Isee, sottoposta ai necessari accertamenti, dovrà essere completa anche dei dati relativi alla proprietà di altri immobili: posto che tale proprietà, in Italia e all’estero, è condizione tassativa di esclusione. E che, per dimostrare di non possedere abitazioni di sorta né in Italia né altrove, le autocertificazioni saranno ammesse e ritenute sufficienti solo se la loro veridicità è verificabile dall’autorità italiana mentre, in tutti gli altri casi (extracomunitari provenienti da Paesi con i quali non intercorrano convenzioni internazionali al riguardo), sarà richiesta idonea certificazione dello Stato estero di riferimento, corredato da traduzione autentica a cura dell’autorità consolare italiana».

 Non si potrà inoltre ottenere una casa popolare se, nel caso di una precedente assegnazione, «ci si è resi responsabili di un’inadempienza che negli ultimi 5 anni ha determinato la decadenza o la risoluzione del contratto, aspetto che vale per tutti i componenti del nucleo familiare». Altrettanto accade nel caso di occupazioni abusive: regola resa ancora più rigida dalla previsione dell’impossibilità di partecipare a nuovi bandi se si è stati raggiunti da un provvedimento del Comune per occupazione illegale di un immobile, per i 5 anni successivi al rilascio o al recupero coattivo dello stesso. Regole restrittive inoltre «per mettere fine alla prassi dei subentri arbitrari, ossia da parte di figli o altri congiunti di precedenti assegnatari, nonché a quella, utilizzata non di rado per aggirare surrettiziamente gli ostacoli di legge, della costituzione ad hoc di nuovi nuclei familiari».

L’assessore «Consideriamo questo ulteriore passo avanti – è il commento dell’assessore Cecconi – come un fatto storico, nella forma e nella sostanza. La Regione non potrà ignorare una richiesta di cambiare le regole così forte, proveniente dal basso ovvero da ben 8 Comuni importanti del territorio, tra cui i due capoluoghi. Nel merito, si tratta di modifiche che vanno lette in combinato disposto con quelle che ho già voluto apportare al nostro regolamento comunale, approvato in commissione ed ormai prossimo al voto definitivo in aula: modifiche in virtù delle quali l’integrazione effettiva dei richiedenti nella comunità ternana, con il requisito dei 15 anni di residenza, diventa prioritaria. Quello che adesso andiamo a chiedere è molto semplice: basta con gli abusivismi di ogni tipo, tolleranza zero con chi ha già dimostrato di non rispettare le regole o chi cerca un modo per eluderle. A garanzia di chi ha davvero bisogno».