Futuro di Ast, la Marini snobbata da Di Maio

La governatrice dell'Umbria non viene ricevuta dal ministro
Roma

All'incontro al vertice convocato a Roma per parlare del futuro dell'Ast si è registrata l’assenza del ministro Luigi Di Maio, messa subito in risalto dalla Marini all’apertura dei lavori. La presidente ha così commentato l'accaduto: «Avevamo richiesto la presenza del ministro Di Maio e invece non c’è alcun rappresentante del governo. Sul tavolo c’era pure la lettera per la questione amianto. Come facciamo a sapere come la pensa l’esecutivo nazionale senza figure politiche a questo tavolo? Ast, per quanto ci riguarda - parla a nome delle istituzioni umbre - è strategica per Terni, l’Umbria e l’Italia. Ma il governo - insiste - come la pensa? È vero che c’è un gruppo italiano pronto ad acquistare Ast? Vogliamo essere coinvolti da subito su Ambiente, progetto industriale e strategie future».
Il ministero ha risposto che saranno nuovamente convocate le parti quando Thyssenkrupp avrà sistemato le questioni al vertice e cioè nominato il successore di Hiesinger. Presenti i sindacati metalmeccanici, associazioni industriali e istituzioni umbre, la numero uno di Palazzo Donini e diversi parlamentari umbri tra cui Virginio Caparvi della Lega, Stefano Lucidi del M5s, Raffaele Nevi di Forza Italia, il senatore del Pd Leonardo Grimani.
Per Palazzo Spada presente il vicesindaco di Terni Andrea Giuli. Al tavolo poi ovviamente la dirigenza Ast: l’ad, già Ceo di Thyssenkrupp Italia, Massimiliano Burelli e il capo delle Relazioni esterne Tullio Camiglieri. Presente inoltre il capo dell’Unità vertenze al Mise Giampietro Castano che nel pomeriggio è atteso alla GoSource a Narni scalo e Giorgio Sorial vice capo gabinetto del ministero del Lavoro.

Il tema principale dell’incontro al Mise richiesto dalla Marini era quello della vendita di Ast ma non solo si apprende che l’iter di cessione non è stato ancora avviato, ma addirittura emerge che il processo di cessione è rimandato. La governatrice Marini ha detto già da tempo: «Servono soluzioni industriali se si vuole garantire sviluppo e occupazione all’acciaieria di Terni».