Umbria sempre più insicura

C’è chi si “allea” per difendersi e chi tiene un’arma in casa
Perugia

di Francesco Castellini - “Non ce la faccio più”. Il grido di esasperazione della povera Magda di “Bianco Rosso e Verdone” sembra avere trovato eco in Umbria.
Da queste parti cresce il numero delle persone stanche di sopportare soprusi, angherie, molestie, in questo caso da parte di ladri, cialtroni vari, furfanti senza scrupoli, che poi peraltro non sono mai sufficientemente perseguiti dalla Legge.
E intanto in tutto il territorio regionale si assiste ad una escalation di reati senza precedenti.
Il 54-57% dei delitti commessi in provincia di Perugia (dal giugno 2016 al giugno 2017) riguarda furti in abitazione e all’interno di auto; il 13% del totale delle violazioni si riferisce invece a danneggiamenti. Basti dire che il centro di Perugia è diventato un piccolo Bronx. Di notte, come scarafaggi, bande di ladri escono dalle tane, si riempono le tasche di “briciole” e se ne ritornano impuniti nei propri anfratti.

Delinquenti seriali e anche un po’ abitudinari. Alcuni sembrano conoscere solo alcuni obiettivi. Si accontentano di poco: fondi di cassa, qualche bottiglia di vino, e uscendo temporaneamente dal locale stravisitato, come souvenir gli basta acciuffare una manciata di cioccolatini o un sacchetto di caramelle, tralasciando magari di portare seco profumi di marca, computer, televisori, fino al punto di ignorare i tartufi, come nel caso della “Bottega” svaligiata in corso Vannucci. E non è che nella parte sud dell’Umbria si stia meglio. Anche Terni è una città in perenne allarme. Basti ricordare la recente rapina grottesca alle Poste e l’omicidio di una donna all’ora di cena nella propria abitazione di Santa Maria Maddalena.

Qui sta svolgendo un lavoro capillare il Comitato per l’Ordine Pubblico, che si muove per contrastare i rischi del terrorismo e che da tempo punta l’attenzione sulle indagine investigative relative alle infiltrazioni criminali in città. Il Comitato chiede con insitenza più video sorveglianza, più forze dell’ordine in strada e più prevenzione per la incolumità dei cittadini. Motivando la richiesta con queste parole: «Nessuna demagogia ma il disagio a Terni sta veramente esplodendo. Incuria e degrado generano focolai di emarginazione, i ternani non sono più liberi di vivere tranquillamente la propria esistenza». Non risparmiando accuse ben dirette: «Le non politiche sociali, il perbenismo e la troppa tolleranza hanno fatto il resto. Per non citare tutti i criminali che con le loro famiglie al seguito sono stati dirottati nella nostra Provincia “grazie al placet” delle istituzioni».

E se è vero, come viene fatto notare dalla Regione, che nell’ultima decina d’anni da 37.856 fatti delittuosi siamo scesi a 31.970 in Umbria, è anche vero che la “sicurezza percepita” dalla popolazione non è affatto migliorata, anzi. In un breve lasso di tempo si è assistito alla moltiplicazione degli scippi, ad assalti a persone anziane, ad aggressioni, a rapine nei negozi, a spaccate, a innu- Umbria sempre più insicura, c’è chi si “allea” per difendersi e chi tiene un’arma in casa Mentre i sondaggi rilevano che a fare la differenza alle prossime elezioni sarà proprio questo tema, tanto che 3 italiani su 10 hanno già deciso di dare il loro voto a chi gli promette e gli assicura più tranquillità sociale e più giustizia 10 Umbria Settegiorni n.2 - 2018 Attualità merevoli “visite” nelle abitazioni, il tutto condito da qualche furto di biciclette. E si sa che i reati predatori, come le cavallette, come le zanzare, sono i più fastidiosi, sono le offese più difficili da digerire, quelle che producono maggiore allarme sociale.

È evidente che è cambiata la natura del “male”.

Se fino a qualche tempo fa si era in presenza di una malavita che agiva portando a termine una serie di colpi che necessitavano di esperienza e mestiere, adesso questi cialtroni, “ladri di galline”, sembrano muoversi alla cieca, accontentandosi di centrare obiettivi minimi. Studi alla mano dimostrano che disoccupazione, presenza di minoranze straniere non integrate, disagio sociale ed emarginazione incidono in maniera importante sulla “qualità”, sulla “tipologia” e sul tasso di reati commessi. Di certo, dunque, pur riconoscendo alle forze dell’ordine un lavoro e un impegno straordinario, non si può davvero pensare che il problema possa essere risolto lasciando la patata bollente nelle loro mani.

«La criminalità diffusa, i cosiddetti reati da strada, costituisce la forma delinquenziale che maggiormente interessa questo territorio», è quanto sancisce la Relazione per l’Anno Giudiziario. Con un modus operando sempre identico a se stesso. Case violate, svaligiate. Gioielli, pc, tablet portati via. E quando i poco graditi ospiti non si sentono appagati, si mettono lì a sfasciare tutto e magari ad infierire sulle povere bestie che hanno trovato in casa. Da Assisi a Perugia, passando per Collestrada, da Todi a Bastardo e poi Mugnano, Corciano e Città della Pieve: l’ondata di furti nelle abitazioni è ormai fenomeno crescente dappertutto.

Tra gli interventi di polizia e carabinieri, si contano almeno cinque sopralluoghi al giorno. L’orario preferito dai ladri è il tardo pomeriggio. Un fatto di cronaca per tutti: verso le 19 una donna di 75 anni, residente a Ponte San Giovanni, ha vissuto attimi di terrore. Stava per aprire la porta d’ingresso di casa quando un’ombra le è arrivata alle spalle, l’ha spinta e le ha afferrato la borsa. Lei istintivamente ha provato a resistere, ma il balordo ha infierito su di lei, l’ha spinta fino a farla cadere e si è quindi appropriato dell’“ingente” bottino. I carabinieri intervenuti sul posto hanno trovato la signora in preda al panico e con varie escoriazioni su tutto il corpo.

La questione è che al Ponte non si campa più. Da queste parti si conta almento un colpo al giorno, con orde di canaglie che non disdegnano di agire anche nei dintorni, con transumanze a SantEgidio e a Montevile. Un allarme che ha spinto la proloco I Molini a mettersi in gioco. Sua è l’iniziativa di comperare una quindicina di segnali con su scritto “zona controllo del vicinato”, poi apposti dal Comune in vari punti e parcheggi a rischio. Il cartello ha uno scopo preventivo, proprio perché avverte i malintenzionati che in quell’area ci sono mille occhi pronti a registrare ogni movimento sospetto. E mille voci in grado di lanciare allarmi in tempo reale. Chi vuole violare le regole viene dunque scoraggiato e i cittadini si sentono più coinvolti in un’azione di autodifesa e di autocontrollo. Ma c’è da dire che la strategia non può che provocare anche altri tipi di problemi. In Umbria oltre ventimila persone detengono una o più armi in casa.

A Perugia sono 12.400 le pratiche di detenzioni armi registrate nel 2017 dalla questura. Fucili da caccia, pistole per lavoro o uso sportivo. Insomma siamo di fronte ad una polveriera che basta poco per farla “esplodere”. E allora forse non è proprio così che si può delegare il problema. Questo fenomeno, è bene ricordarlo, ha bisogno di essere affrontato in maniera strategica e generale. La politica è chiamata a prendersi le proprie responsabilità e a fare la sua parte per dare vita ad un progetto importante. Basti pensare che appena 15 anni fa, nel 2003, gli italiani che non si sentivano sicuri erano il 55%. Percentuale salita ora al 70% secondo Sgw. E tutti i sondaggi elettorali rivelano che questo tipo di percezione sarà quella che poi farà la differenza nelle urne elettorali. Si stima che il tema sia così importante che 3 italiani su 10 hanno già deciso di dare il loro voto a chi gli promette e gli assicura più tranquillità sociale e più giustizia. Sulle prossime elezioni pesa dunque come un macigno il fattore “percezione dell’insicurezza”, che poi si associa a quella di inefficienza della giustizia, e alla sensazione che da parte dello Stato e delle forze dell’ordine ci sia scarso controllo del territorio.

Al punto che secondo Sgw il 26% degli italiani chiede più polizia, carabinieri ed esercito in pattuglia per le strade e il 24% (+6% rispetto al 2015) auspicando uno stop alla immigrazione clandestina. E va da sé che chi ha questi punti nel programma, chi li attuerà o anche solo promette di attuarli rischia di fare il pieno nell’urna.