Umbria Mobilità, in 4 a processo per truffa da sei milioni di euro

L'accusa formulata dal pm Manuela Comodi è di truffa aggravata in concorso ai danni dello Stato
Perugia

Quattro rinvii a giudizio per l'inchiesta sui 6 milioni di euro del fondo nazionale trasporti ottenuti da Umbria Mobilità. L'accusa formulata dal pm Manuela Comodi e confermata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale penale di Perugia, Carla Giangamboni, è di truffa aggravata in concorso ai danni dello Stato.
Destinatari del provvedimento l'amministratore delegato dell'epoca Franco Viola, il presidente di Umbria tpl e mobilità Lucio Caporizzi, l'addetta all'ufficio amministrazione Lucilla Pittoni e l'amministratore delegato di Busitalia Sita Nord, Renato Mazzoncini, attuale amministratore delegato di ferrovie dello Stato.
Sono accusati di truffa perché, secondo la procura avrebbero ritoccato i dati relativi ai ricavi dell'azienda Umbria Mobilità, inviati all'Osservatorio del Trasporto pubblico per ottenere contributi per quasi 6 milioni di euro. 

L'accusa ha ipotizzato «artifizi e raggiri» consistiti nell'inserimento telematico di dati «non riconducibili agli effettivi ricavi di traffico e ai corrispettivi di servizio» maturati nell'anno 2012 da parte di Umbria mobilità Tpl e mobilità spa nella banca dati dell'Osservatorio Tpl del Mit.

«Si prende atto dell'intervenuto rinvio a giudizio dell'ingegner Renato Mazzoncini nell'ambito del processo cosiddetto Umbria Mobilità. Non può che essere confermata l'assoluta estraneità ai fatti di causa dell'Amministratore delegato di FS Italiane, che non ha mai amministrato Umbria Mobilità». Così in una nota di Fs Carla Maria Giangamboni.   «Si confida - si legge ancora nella nota - trattando di questione interpretativa di disposizioni di natura amministrativa, che il dibattimento possa, al più presto, chiarire la realtà dei fatti».

Il processo inizierà il 22 gennaio 2020.