Umbria mobilità, 100 milioni di deficit

Indaga la commissione regionale d'inchiesta
Perugia

S'indaga per capire come Umbria tpl e Mobilità sia potuta arrivare ad accumulare 100 milioni di euro di passivo, tra debiti e soldi da riavere. La cosa comincia a destare preoccupazione e allarme. Nelle audizioni della commissione regionale d'inchiesta emergono diversi quadri, delineati dagli ex manager, e tutti molto sconfortanti.
A partire da quello delineato da Giovanni Moriconi, che già a gennaio aveva ricordato come «l'azienda unica della mobilità umbra, al momento della fusione delle società municipalizzate Apm, Atc, Ssit e Fcu, ha iniziato a operare con un deficit strutturale di circa 8milioni di euro».
Ma dal quadro fornito dai documenti patrimoniali e di bilancio delle varie società al 2008 - è scritto in una nota della commissione regionale - “non si evincono le criticità emerse negli anni successivi, anche se va considerato che Apm aveva già avviato la sua attività sul trasporto pubblico di Roma tramite la società Tevere Scarl, per cui figuravano a bilancio crediti ad oggi inesigibili. Delle quattro società umbre poi confluite nell'azienda unica, solo la Ssit (Spoletina) evidenziava già in partenza prospettive di perdita economica”.
L'ultimo gap di bilancio (2016) è di 2.953.592 euro, ma il 2015 si era chiuso con una perdita che sommata alle precedenti era pari a 27.746.954 euro, a cui si è fatto fronte riducendo il capitale a 26 milioni. 
Oggi Umbria mobilità è ridotta ad essere una scatola quasi vuota con i conti drammaticamente in rosso.
Si guarda con speranza al concordato Atac con Roma Capitale. Da cui indirettamente, deve riavere 40 milioni.  Ma va anche ricordato che i quaranta milioni che sono da riscuotere dalla partecipata Roma tpl e dal consorzio Cotri, a loro volta creditori nel concordato. Devono rifondere alla società umbra rispettivamente 12 e 18 milioni di euro. Una parte è rientrata negli anni scorsi, attraverso un piano che però non è arrivato mai a compimento.
Su tutto continuano a pesare anche i cinquanta milioni di indebitamento con le banche. In mezzo ci sono anche il debito coi fornitori e il passivo corrente.
In tutto circa 100 milioni di esposizione che ora fanno configurare il rischio fallimento.