Studentato a San Bevignate: «Perugia non ha bisogno di nuove volumetrie»

La posizione del Coordinamento Associazione Laburisti Democratici di Perugia
Perugia

"La vicenda della costruzione dello Studentato a San Bevignate è tornata alla ribalta in questi giorni dopo la sentenza del Tar e dopo le dimissioni del commissario professor Luca Ferrucci al quale va tutto il nostro apprezzamento per il lavoro svolto in questi mesi.
Si riapre una discussione, anche grazie alle dimissioni del professor Ferrucci, che deve essere affrontata non in maniera parcellizzata né episodica, ma gettando uno sguardo più generale su scelte e funzioni che una città Capoluogo di regione, come Perugia deve assolvere.
San Bevignate non deve essere l’occasione per sterili polemiche di bassa qualità politica, basate su ricostruzioni storiche di “parte” e proprio per questo, tese a evidenziare “verità limitate”.
E’ arrivato il momento di dire basta a questa vicenda iniziata nel lontano 2004. Il percorso della giustizia amministrativa nella quale Adisu e Soprintendenza si stanno contrapponendo da anni ha stufato la cittadinanza ed è evidente che non basta più a chiudere in modo definitivo questa vicenda. Si deve attivare un percorso parallelo tra tutte le istituzioni pubbliche cittadine le quali, uscendo dalle proprie convenienze e dai propri alibi e “silenzi” dietro i quali sinora si sono nascosti, manifestino con coraggio la propria volontà politica, facendo discendere azioni e comportamenti – anche giuridici – conseguenti.
Il punto vero quindi su San Bevignate è di natura politica e deve essere inquadrato in un orizzonte più ampio di scelte che riguardano la città Capoluogo di regione.
La città di Perugia non ha bisogno di nuove volumetrie, ma di attivare politiche di recupero e di riconversione degli spazi esistenti, di non consumo del territorio, di tutela di spazi storici e culturali, le istituzioni tutte ed in particolare il comune devono farne un punto fermo dell'agire politico.
Gli strumenti di pianificazioni urbanistica devono acquisire il concetto di volumetria zero.
Troppo spesso si ha la sensazione che gli attori istituzionali che intervengono sulla Città procedano come corpi separati con decisioni di parte che non tengono in conto l'insieme.
Lo “steccone “di San Bevignate , ormai è chiaro, non solo giunge fuori tempo massimo ma va in contraddizione con le scelte che Perugia dovrebbe fare e che per là verità ancora oggi non fa.
Costruire una nuova volumetria sarebbe un errore non solo per il contesto storico e paesaggistico, ma anche perché sono mutate le esigenze della città, si è già realizzato uno studentato nella Nuova Monteluce si stanno recuperando ulteriori spazi in città sempre da destinare alla residenza per studenti, le iscrizioni dei fuori sede all’università sono in flessione, fatti a conoscenza di tutti e che sono lì a testimoniare che non serve l’intervento di San Bevignate. Uso e riuso del territorio, funzioni, mobilità, infrastrutture materiali ed immateriali, qualità della vita, tutela dell’ambiente, cultura sono tutti elementi che fanno si che un territorio sia competitivo ed attrattivo.
La stessa vicenda Ikea, pur partendo da presupposti e contesti diversi deve farci interrogare sulle scelte da fare, sul futuro della città, sulla qualità del lavoro, della vita e delle relazioni economiche e sociali della mobilità.
Non possiamo sottacere che questa Amministrazione comunale manca di un indirizzo strategico, tanti silenzi, poca partecipazione, decisioni prese in sede ristrette e come per San Bevignate si interviene quando le cose hanno già preso un loro corso.
Perugia in questi anni ha perso funzioni e ruolo nelle dinamiche economiche e sociali del centro Italia, ha perso prospettiva, ha perso la visione strategica del futuro per accomodarsi in quella più semplice ma pericolosa di una gestione giornaliera della città.
Perugia non svolge più quel ruolo che gli compete di guida regionale e di capoluogo di Regione che dialoga e progetta con le città dell'Italia centrale con l'obbiettivo di agganciarsi ad una visione più europea e meno rattrappita.
Troppi silenzi, occorrono più sinergie e più partecipazione, più visione del futuro e meno paure e indecisioni.
Bisogna aprire da subito un confronto con tutti gli attori sociali, culturali ed economici che a vario titolo si trovano, per funzioni, a fare scelte che impattano nel vivere quotidiano ed in quello futuro, è necessario interloquire con movimenti ed associazioni civiche, con i cittadini di Perugia che devono tornare protagonisti nelle decisioni della città.
A tale proposito riteniamo utile da subito mettere intorno ad un tavolo le due Università, Regione, Adisu, Provincia, Comune di Perugia e avviare parallelamente incontri partecipativi territoriali che recuperino non solo la visione di insieme, ma anche quel sentire comune e orgoglio cittadino che è il primo collante per riportare Perugia a svolgere il ruolo che le compete".

p. il Coordinamento Associazione Laburisti Democratici di Perugia

Giuseppe Brugiotti
Fabrizio Bottoni
Annina Pellegrino
Maurizio Vecchi
Manuela Vasta
Antonella Pulci