I mali della Sanità umbra

Barelle in corsia, liste d’attesa e grave carenza di personale
Perugia

di Francesco Castellini - E così nell’ospedale più grande dell’Umbria sono riapparse le barelle nei corridoi.
Nei giorni scorsi sono stati 5 i malati “parcheggiati” lungo le corsie del Santa Maria della Misericordia. Per loro niente camere dedicate, non c’era spazio. Due letti aggiuntivi sono stati allestiti nel reparto di Geriatria dell’ospedale di Perugia, due al Miama (Medicina interna, angiologia e malattie da arteriosclerosi) e una a Medicina del lavoro.
Dopo una serie di interventi messi in campo per attutire il fenomeno, come la creazione dell’Osservazione breve intensiva (Obi), dove sono confluiti anche i posti letto della ex Medicina interna, resta il problema della ristrettezza degli spazi in alcuni reparti.
Da anni la dirigenza del polo ospedaliero- universitario di Perugia mette in campo azioni e annuncia la fine imminente della prassi in questione. Era il luglio 2015 quando l’allora direttore generale Walter Orlandi, nell’inaugurare l’attività dell’Unità di degenza infermieristica (Udi), con 12 posti letto appositamente dedicati, aveva preconizzato «l’eliminazione definitiva dei posti letto aggiuntivi» una volta che il nuovo assetto fosse entrato a regime. Sono passati tre anni le barelle nelle corsie ci sono ancora.
Del resto si sa “i conti devono tornare”.
Per questo dalla Regione fanno sapere che è scattato il piano di contenimento della spesa. Approvato con una delibera che individua “indirizzi vincolanti alle aziende sanitarie regionali per la predisposizione del bilancio di previsione 2019”. Tradotto: stop ad acquisti di beni e servizi non centralizzati, investimenti in conto esercizio esclusivamente se è garantita la salvaguardia dell’equilibrio economico di gestione. E ancora: costi cosiddetti di produzione limitati al vincolo di crescita del 2% sul consuntivo del 2004, minacciando anche la decadenza immediata dall’incarico di direttore se i parametri non vengono rispettati. Ma si sa che “se la coperta la si tira da una parte... si sa che alcune estremità restano scoperte”.

Un altro allarme arriva dal report fresco di pubblicazione di Cittadinanza attiva, dove si evidenzia che il Tribunale del Malato mette l’Umbria all’ultimo posto in Italia per quanto riguarda alcune liste d’attesa. Le difficoltà di accesso ai servizi sono al centro delle segnalazioni arrivate dagli stessi pazienti. In ambito oncologico ad esempio i tempi di intervento del tumore al polmone comportano un’attesa di circa 22 giorni, rispetto ai 13 di Basilicata e Valle d’Aosta. Trentacinque giorni per gli interventi di tumore alla mammella. Per il cancro all’utero ne occorrono almeno 25. E pensare che a Trento siamo al top prestazionale con appena 4,5 giorni. Non va meglio a Terni dove occorrono 300 giorni I mali della Sanità umbra: barelle in corsia, liste d’attesa e grave carenza di personale E come se non bastasse mancano 30 primari. Mentre in Regione si continua ad insistere sul piano di contenimento della spesa che pone paletti per salvaguardare l’equilibrio economico di gestione 6 Umbria Settegiorni n.9 - 2018 Attualità per una visita fisiatrica. E che dire dei 270 giorni, sempre al Santa Maria, per un elettrocardiogramma da sforzo. Ce ne vogliono 88 per un’ecografia ginecologica a fronte dei due mesi previsti e si arriva addirittura a 192 giorni per un’elettromiografia, prestazione per la quale di norma c’è la presa in carico. Male anche la visita endocrinologica che viene effettuata in 113 giorni. E poi ancora 103 giorni per una ecografia ginecologica nel distretto dell’Assisano. E 135 giorni di attesa per un’eco capo e collo nell’Altotevere contro i 60 di media nazionale. Per la colonscopia, per la quale si prevedono attese di 180 giorni, si va fuori dai tempi un po’ ovunque: a parte il distretto della Media Valle del Tevere dove bisogna addirittura pazientare 196 giorni.
Da segnalare inoltre la prestazione fondo oculare che invece di rientrare nei 60 giorni previsti nell’area distrettuale dell’Altotevere supera i cinque mesi. Visita fisiatrica over time anche nell’Assisano e nella Media Valle del Tevere, dove bisogna aspettare rispettivamente 53 e 48 giorni a fronte dei 30 previsti, così come la visita ginecologica che è di tre volte tanto sempre nell’Assisano e più del doppio nel Tuderte- Marscianese. Anche per fare una visita pneumologica c’è da portare pazienza: 91 giorni nel Perugino, 58 nella Media Valle del Tevere, 50 nell’Alto Chiascio e 45 nell’Altotevere.
Un problema generale e diffuso insomma che si sta cercando di abbattere in tutte le maniere: con prolungamento dell’attività dei laboratori, turni nei prefestivi, più personale e maggiori macchinari. Ma, a quanto risulta dai fatti in alcune circostanze la situazione invece che migliorare va peggiorando. E non finisce qui.

I mali della Sanità umbra si moltiplicano sempre. Che dire infatti della mancanza patologica di personale sanitario. In tutta l’Umbria cercansi medici disperatamente. La Asl Umbria 1 da mesi è alla ricerca di ortopedici, ne occorrono due all’ospedale di Branca, uno a Città di Castello e uno a Pantalla. La Asl Umbria 2 ha bandito un concorso a tempo determinato per reperire l’organico necessario a riattivare i servizi sanitari che in Valnerina erano stati messi ko dal terremoto. In un secondo momento si procederà con un concorso vero e proprio per far fronte alla carenza di personale in tutta l’area, da Orvieto a Terni, da Foligno a Spoleto. E come se non bastasse mancano 30 primari. Solo a Foligno restano senza guida sette reparti, sei a Terni. Nella Usl Umbria 1 sono quattordici i primari da rimpiazzare. A Perugia restano ancora scoperti i reparti di pneumologia, nefrologia, unità spinale, malattie infettive ed endocrinologia. A Branca neurologia, cardiologia, medicina generale, urologia. A Città di Castello i reparti di ortopedia, rianimazione e urologia. Ad Assisi sono al momento senza primario la medicina interna e la chirurgia generale. Altrettanto seria la situazione nella Usl Umbria 2. A Foligno “scoperti” i reparti di oculistica, anatomia patologica, anestesia, gastroenterologia, ostetricia-ginecologia, medicina generale e pediatria. A Orvieto l’oculistica, a Spoleto medicina. Il quadro è complesso anche a Terni dove nelle ultime settimane non sono mancate le polemiche per quelle che da più parti sono state definite “emorragie fatali” tanto che lo stesso sindaco Leonardo Latini è sceso in campo per sollecitare «un ricambio rapido». Mancano i primari di urologia, ostetricia-ginecologia, pediatria, neurochirurgia, anestesia e farmacia ospedaliera. Nel 2019, a quanto pare, nella sanità umbra ci dovrebbe essere una infornata come non se ne vede da anni. Ma intanto dappertutto si continua a soffrire. E di certo non giova alla buona causa la “rissa” tra istituzioni che si è venuta a creare proprio per uno scranno da primario. L’ennesima proroga di Carlo Clerici come direttore della struttura complessa di gastroenterologia dell’ospedale di Perugia non è piaciuta al rettore Franco Moriconi. Ne è scaturito uno scontro con tanto di lettere firmate e accuse incrociate su una presunta violazione delle procedure tra Regione e Università. “È il sesto affidamento dal 2013 senza concorso”. Questa è l’accusa del magnifico contenuta nella nuova lettera-diffida inviata a direzione ospedaliera e Regione in cui si “intima di procedere all’attivazione immediata delle procedure per l’affidamento dell’apicalità ai sensi del vigente regolamento concordato tra aziende ospedaliere di Perugia e Terni”. L’assessore regionale alla Sanità, Luca Barberini cerca di smorzare i toni «si tratta solo di un congelamento dell’assetto organizzativo fino a nuovi accordi così come previsto nel protocollo d’intesa». Insomma tutto viene fatto passare come una “normale dialettica tra le parti”, ma nel frattempo a beneficiarne non è di certo la Sanità e tantomeno i tanti “pazienti” umbri.

     (Questo articolo è stato pubblicato dal periodico Umbria Settegiorni uscito a Natale 2018)