Allarme carenza medici in Umbria

Le Asl della regione a caccia di anestesisti, cardiologi e specialisti dell'emergenza
Perugia

Da qui al 2020, 1.800 assunzioni in Sanità. Lo va ripetendo da mesi l’assessore regionale Luca Barberini.
Sì ma intanto le Asl della regione sono a caccia di ortopedici, cardiologi, anestesisti e professionisti dell'emergenza.
A quanto sembra dunque la carenza di medici specialisti nelle due Usl dell'Umbria non riguarda soltanto la Pediatria, come si va ripetendo da tempo. Mancano all'appello preziose figure professionali. La Usl Umbria 1 ha inoltrato numerosi avvisi per tre posti in Ortopedia, ma le procedure si sono chiuse con un nulla di fatto, tanto che per coprire alcuni turni si è dovuta siglare una convenzione con la Usl 2. Concorso deserto anche per due posti in Anestesia, mentre 4 radiologi hanno chiesto il nulla osta per andare altrove (avendo vinto altri concorsi). Non basta.
Per Cardiologia si è conclusa con tre disponibilità, di cui due a tempo determinato e un nuovo specialista che deve ancora accettare l'incarico. Mancano poi i medici di Pronto soccorso, per cui le selezioni vanno quasi sempre deserte.
Ne occorrono dieci alla Usl 2, dove in generale è accaduto che le graduatorie si siano rivelate inutili, perché gli specialisti selezionati non hanno risposto alle chiamate. Alla Usl 2 sono molte le procedure concorsuali già aperte o da avviare: in ballo due posti in Pneumologia, 4 in Anestesia, 7 in Igiene e sanità pubblica, 5 in Ostetricia e ginecologia, 8 in Radiodiagnostica e uno in Radiologia. Indetto inoltre un concorso-mobilità per Psichiatria (4 posti). In certe branche specialistiche, come Pediatria e Ortopedia, la ricerca di personale è molto complicata.  
  La Regione scarica tutte le responsabilità sul Governo.
 Per l'assessore regionale alla Salute, Luca Barberini, il tema della carenza dei medici è «cruciale per continuare a garantire servizi sanitari efficaci e di qualità. Inoltre incide sul fronte delle liste di attesa. Il governo dovrebbe rendersi conto della situazione - aggiunge - e fare una programmazione seria, aumentando le borse di specializzazione e avviando percorsi più al passo con i bisogni del sistema sanitario. Occorre anche eliminare il tetto di spesa fermo al 2004, che impedisce anche alle Regioni virtuose come l'Umbria di assumere adeguato personale sanitario».
Dunque l'obiettivo da raggiungere è quello di avere più disponibilità di medici, un uso più oculato dei mezzi, un’attenzione maggiore a “spalmare” nel corso della giornata i turni.
   L’assessore Barberini spiega che la Giunta, su sua indicazione, ha partorito i Piani triennali del fabbisogno di personale 2018-2020 definiti dalle quattro Aziende sanitarie regionali, che prevedono un totale di circa 12.800 unità.
  «Una stima che – spiega Barberini – è stata effettuata includendo anche la copertura del turn over, con l’obiettivo di assumere, alla fine del triennio, un totale di circa 1.800 persone fra medici, infermieri, operatori sociosanitari, figure tecniche e amministrative».     
«La definizione dei Piani triennali del fabbisogno di personale 2018-2020 – ha continuato l’assessore – consente alle Aziende sanitarie regionali di effettuare una programmazione di medio periodo e di assicurare alla sanità umbra ulteriori risorse umane e professionali per rispondere meglio ai nuovi bisogni di salute dei cittadini e contribuire anche così all’abbattimento delle liste di attesa. In questo quadro, va però  tenuto conto che nel nostro Paese sussiste un vincolo di spesa normativo fermo a quindici anni fa, che ci impone di non superare il costo del personale dipendente sostenuto nel 2004. Un tetto che finisce per penalizzare proprio le Regioni più virtuose come l’Umbria che, seppure abbia i conti in ordine e necessiti di più operatori in sanità, non può assumere come vorrebbe».
Già a dicembre Barberini aveva lanciato un appello al Governo affinché «sblocchi questa norma che pone un vincolo assurdo e anacronistico, metta a disposizione più risorse per il Fondo sanitario nazionale e aumenti le borse di specializzazione per incrementare il numero dei medici, che mancano in tutta Italia: solo così, a fronte dell’aumento dei bisogni di salute dei cittadini, si potrà continuare a garantire prestazioni sanitarie di qualità e a mantenere il buon livello raggiunto in questi quarant’anni dal Servizio sanitario».

Intanto si sa che nei prossimi 10 anni sono in programma un'infinità di pensionamenti. Non sarebbe un dato allarmante, se ci fossero nuovi medici a sostituirli… e invece l’attuale sistema di studi non permette un ricambio sufficiente. 
  Si calcola che nei prossimi 5 anni verranno a mancare 45.000 medici per via dei pensionamenti.
Il problema tocca sia i medici di famiglia sia i medici del Servizio sanitario nazionale. Nelle proiezioni a 10 anni l'”emorragia” è in aumento esponenziale: al 2028 saranno andati in pensione 33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri, per un totale di 80.676.
A lanciare l’allarme sono la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) e l’Associazione Medici e Dirigenti del Sistema Sanitario Nazionale (Anaao).
Ma intanto si va avanti con questa storia delle facoltà a numero chiuso, ferme peraltro a parametri ormai vecchi e superati da un pezzo.