Ponte San Giovanni, orecchie e polmoni ancora a prova di resistenza

E' caduto nel vuoto l'appello dei cittadini residenti nei pressi della stazione
Perugia

Di Gino Goti - A Ponte San Giovanni, zona stazione ferroviaria, non è più il suono della sveglia o delle campane della parrocchia a svegliare i pur difficili sonni estivi, ma la messa in moto, alle 5 in punto della mattina, dei locomotori della Centrale Umbra che, ormai da mesi, trascorrono la notte sul primo binario della stazione ferroviaria diventato deposito. Ma oltre all'assordante rumore i 3 o 4 locomotori provocano anche inquinamento atmosferico con l'emissione di dense nuvole di fumo dei motori diesel ad appestare anche l'aria delle camere da letto in cerca di refrigerio notturno attraverso le finestre aperte.

E' da giorni che i residenti chiedono il perché di un così mattutino riscaldamento dei motori (45/50'): il primo locomotore parte intorno alle 5.45/6.00.

Nulla è cambiato e nessuna risposta è giunta da BUSITALIA, l'ente che ha preso in gestione la Centrale Umbra.

Stasi estiva o di ferie collettive anche per i lavori al sottopasso e ai binari della stazione: l'area assomiglia, ormai da anni, a un luogo bersaglio di un bombardamento aereo o missilistico. Nei capannelli che si formano in via Bixio o davanti ai bar di via Manzoni alcuni residenti ricordano che in Cina, ai primi del 2000, per raggiungere Lahsa in Tibet (5000 m.s.l.del mare), furono necessari poco più di due anni per costruire una ferrovia (con relativi ponti, viadotti e gallerie) lunga circa 1.500 km, con una media giornaliera di 512 metri.