La senatrice Fiammetta Modena: «Dalle urne una richiesta d’aiuto»

Intervista alla neo eletta senatrice nelle liste di Forza Italia in Umbria
Perugia

di Francesco Castellini - Fiammetta Modena è stata eletta nelle ultime legislative del 4 marzo senatrice della Repubblica italiana. Avvocato e giornalista professionista, Forzista della prima ora, è stata anche candidata alla Presidenza della Regione Umbria per il PdL. Eletta consigliera regionale nel 1995, è stata confermata nelle successive tornate elettorali della Regione ed in quella veste ha presieduto la Commissione Statuto ed è stata capogruppo di Forza Italia.
Da sempre fedelissima del Cavaliere, vanta dunque una esperienza politica e amministrativa lunga, con incarichi nei direttivi del partito, alla guida della sezione enti locali; e a livello nazionale responsabile del dipartimento per la cooperazione sociale e welfare.

Senatrice qual è stata la prima reazione quando ha capito che le si erano aperte le porte di Palazzo Madama?
«Devo ammettere che mi sono sentita profondamente emozionata. Allo stesso tempo sono consapevole che vado a rivestire un ruolo che porta con sé una forte responsabilità. Però, come sempre supererò tutte le ansie mettendoci il massimo dell'impegno possibile. E metterò in campo tutta la mia esperienza politica, che ormai si può dire di lungo corso. Ho visto tutto, dal ciclostile ai giornali online. Posso dire che sono stata in Forza Italia dal '95 e non ho mai cambiato collocazione politica, sono rimasta attaccata al simbolo nella buona e cattiva sorte. E poi ho la piena consapevolezza che i problemi dell'Umbria hanno una loro specificità e anche una evoluzione, perciò in Senato potrò portare la capacità di vedere l'Umbria in divenire».

Come interpreta lei questo 37% ottenuto dalla coalizione di centrodestra?
«L'Umbria ha espresso un voto netto e chiaro. Qui del resto si è arrivati a vivere una situazione economica per certi versi drammatica, che ha provocato gravi disagi e anche l'incapacità di guardare oltre, di progettare un futuro migliore. Quello espresso dalle urne è dunque un segnale chiaro, per certi versi una richiesta d'aiuto. Non c'è dubbio che la prima questione da mettere all'ordine del giorno sia l'emergenza economia e l'emergenza lavoro. L'Umbria ha risentito degli effetti della crisi oltre i parametri normali e dunque è giunto il momento di correre ai ripari».

L'errore più grosso di questa sinistra?
«Il disastro di questa sinistra è stato determinato da una serie di concause. La prima è Renzi, che ha distrutto da solo il Partito democratico. C'è da dire che c'erano state già delle avvisaglie con la vicenda delle liste e poi il segnale chiaro del Referendum perso, dove anche in Umbria avevano vinto i no. Quindi era ormai evidente che si era aperto uno scollamento. Poi il Pd non è più nelle condizioni di garantire quel tessuto, diciamo così, di clientele e di assistenza che aveva messo in piedi fin dagli anni Settanta, cioè da quando è stata creata la Regione. Venuto meno quello, ovviamente oggi non c'è più un controllo dell'elettorato. E in terzo luogo ha influito un giudizio negativo sull'amministrazione regionale, che ha pesato molto».

Il centrodestra ora ovviamente punta ad ottenere la Regione nel 2020?
«Abbiamo altre tornate elettorali da affrontare prima. Sono degli step. Intanto dobbiamo vedere come andranno Terni e Spoleto. E poi l'anno prossimo abbiamo le elezioni di primavera che vedono coinvolta Perugia, e solo dopo si potrà fare un ragionamento a livello regionale».

Cosa contraddistingue la cultura e l'operato del vostro schieramento politico?
«Ma intanto sono convinta che per fare buona politica occorre poter far leva su una grande organizzazione. E poi ci vogliono idee chiare, una capacità di progettazione che però non prescinda dall'elettore. In altre parole credo che si debba privilegiare sempre più quella politica capace di rimettere al centro di tutto gli interessi dei cittadini. In fondo a ben vedere il segnale chiaro di questa richiesta viene dalle urne e nessuno oggi si può permettere di far finta di non sentirlo e di ignorarlo».