Tornano le barelle nelle corsie dell’ospedale di Perugia

Il picco influenzale ha costretto a far ricorso ad antichi rimedi
Perugia

Quindici barelle collocate nelle corsie all'ospedale di Perugia.
Il fenomeno dei letti aggiuntivi si deve al picco dell'influenza in corso, che vede i reparti del Santa Maria della Misericordia costretti collocare i pazienti nei corrido.
Ma il fenomeno delle barelle in corsia a Perugia arriva da lontano. Dalla mancata integrazione con gli ospedali di territorio: il nosocomio di Sant'Andrea delle Fratte, che deve trattare soltanto le acuzie e i casi che richiedono l'alta specialità, raccoglie in realtà anche i pazienti con patologie di routine, che dovrebbero essere destinati agli ospedali delle Usl. Questa tesi è contenuta nella bozza del nuovo piano sanitario redatta dalla Regione. Le aziende ospedaliere di Perugia e Terni "dovranno integrarsi con gli ospedali di riferimento", recita la bozza del piano. Nello specifico l'azienda ospedaliera di Terni verrà messa in rete con i nosocomi di Narni e Amelia e l'azienda ospedaliera di Perugiacon Assisi, Castiglione del Lago e Media Valle del Tevere (Pantalla). Gli ospedali di base, ossia del territorio, devono "garantire la prosecuzione delle cure e il followup per i cittadini del bacino di riferimento". Le aziende ospedaliere di Perugia e Terni devono svolgere la funzione di ospedale di base "limitatamente al bacino di utenza di riferimento al fine di evitare l'eccessivo afflusso di ricoveri". "Per un corretto utilizzo dei posti letto su base regionale", continua il piano regionale, "viene allestita una centrale di bed management (gestione dei letti, ndr) a conduzione infermieristica".
Gli obiettivi dichiarati sono quelli di "raggiungere una più razionale gestione dei posti letto e ridurre il fenomeno dei letti aggiuntivi" specie nei periodi di epidemia influenzale o delle ondate di calore. Marco Erozzardi, segretario provinciale Nursind, mette l'accento anche sulla necessità di rafforzare la rete dell'assistenza domiciliare, perché i posti negli ospedali "di territorio" risultano a loro volta sempre più insufficienti.