Perugina, Nestlé offre 60 mila euro a chi se ne va

Sindacati sul piede di guerra: sciopero generale il 7 ottobre
Perugia

di Francesco Castellini

Continua il braccio di ferro, con tanto di scambio di accuse, fra la Nestlè e le organizzazioni sindacali.

Da una parte in una nota la multinazionale, proprietaria della Perugina, attribuisce ai rappresentanti dei lavoratori la responsabilità del rinvio al 13 ottobre dell’incontro che la stessa proprietà dello stabilimento aveva convocato per “una ripresa immediata del dialogo, senza tensioni e senza gesti unilaterali”, nell’ambito della vertenza in corso, con 364 esuberi annunciati.

“Le organizzazioni sindacali hanno preferito rinviare il confronto, ritenendo prioritario protrarre le agitazioni, creando problemi di continuità produttiva che mettono a rischio la piena disponibilità dei prodotti Perugina nel maggior momento di consumo del cioccolato e a repentaglio il ruolo stesso dello stabilimento come centro produttivo europeo del Gruppo: già oggi il 40% per cento delle produzioni derivano da commesse delle consociate Nestlé in Europa”.

L’azienda ribadisce che il suo piano sociale per la Perugina “punta a dare a tutti i lavoratori un’alternativa lavorativa alla cassa integrazione, per accompagnare la ricollocazione di tutte le persone interessate, con soluzioni individuate all’interno o all’esterno del gruppo”.

Come ricorda la stessa multinazionale, il piano prevede “60 mila euro per il lavoratore che accetta di uscire dal processo produttivo, e ‘dote assunzione’ fino 30 mila euro per l’ azienda che assume a tempo indeterminato”.

 “Nonostante le perplessità e le resistenze sindacali, il piano ha già permesso la ricollocazione di 45 persone in pochi mesi”, ribadisce la Nestlé, confermando lo stabilimento di San Sisto come “hub internazionale di Nestlé” e “realtà di riferimento nel panorama nazionale per numero e qualità dell’ occupazione, grazie agli investimenti tecnologici e al piano per portare il Bacio a diventare un’ icona del Made in Italy nel mondo”.

E avverte: "Ci auguriamo che queste perplessità possano essere quanto prima chiarite e superate perché la situazione di stallo che ne consegue ricschia di far perdere le concrete occasioni di ricollocazione attualmente disponibili sul territorio presso aziende che hanno espresso interesse ad assumere lavoratori con determinati profili professionali".

I SINDACATI
 “Nestlé non sta con la Perugina. Nestlé possiede la Perugina e, come sempre, fa i suoi interessi di multinazionale, che purtroppo in questo momento divergono da quelli della fabbrica e dell’intero territorio – si legge in una nota della Cgil -.  L’accusa di aver disertato l’incontro del 3 ottobre, la respingiamo al mittente. I manager dell’azienda sapevano benissimo che la data fissata originariamente era quella del 13 ottobre e che l’ipotesi di anticipare ad oggi l’incontro non era percorribile, anche per la grave situazione che la stessa Nestlé ha creato nello stabilimento Froneri di Parma, oggi in sciopero, con altri 160 esuberi e la volontà di chiudere la fabbrica che produce i gelati Motta, Alemagna e Antica Gelateria del Corso".

"Si tratta dunque – continua la Cgil – di un tentativo piuttosto goffo (assurdo provare a piegare le parole del cardinale Bassetti ai loro interessi) di spostare l’attenzione dal vero problema: i licenziamenti, che i manager anche nella nota odierna confermano, continuando a parlare esclusivamente di ‘ricollocamenti’ ed ‘esodi volontari’. Noi invece vogliamo parlare di investimenti, di sviluppo, di crescita, di prodotti, di futuro per Perugina e per le centinaia di famiglie che oggi vivono grazie a questa fondamentale realtà produttiva del nostro territorio". 

CONFERMATO LO SCIOPERO DI SABATO 7 OTTOBRE
"Ma forse l’azienda – scrive ancora l’organizzazione – è anche nervosa perché vede crescere la solidarietà di un’intera regione che sabato 7 ottobre si stringerà attorno ai lavoratori di San Sisto nella manifestazione in programma a Perugia.  Ebbene, noi saremo in piazza con loro per riportare il lavoro e non gli esuberi al centro della discussione”.