Nestlè, i sindacati duri con l'azienda

Rispetti i patti sugli esuberi della Perugina
Perugia

La Nestlè rispetti i patti sugli esuberi della Perugina. Ferma la posizione dei sindacati umbri per far rispettare all'azienda l'accordo del 7 aprile 2016. I dirigenti di Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila- Uil e delle Rsu Perugina hanno illustrato, questa mattina, le richieste che porteranno all'incontro al ministero dello Sviluppo economico, previsto per giovedì 27 luglio. Un tavolo a cui parteciperanno la regione Umbria, i coordinatori nazionali che seguono la vertenza e, a distanza, i dipendenti della fabbrica di San Sisto, che hanno indetto uno sciopero per l'intera giornata con un presidio fuori dai cancelli. Al centro dell'incontro ci sarà la richiesta al Governo di "spingere Nestlè a rispettare il piano e di non lasciare soli i dipendenti, con una proroga, fuori dai vincoli del Jobs act, degli ammortizzatori sociali che scadranno il 30 giugno 2018".
"Nell'accordo con Nestlè c'era il completo recupero degli esuberi - ha spiegato Michele Greco, segretario generale regionale della Flai Cgil - senza forzature ad alto impatto sociale e attraverso una gestione condivisa, con prepensionamenti e uscite volontarie. Oggi, invece, la Nestlè dichiara 340 esuberi. Aver investito 60 milioni nella Perugina per produrre licenziamenti è un paradosso". L'accordo, come ha spiegato Luca Turcheria, coordinatore Rsu, prevedeva, per il riassorbimento degli esuberi, "l'internalizzazione della Perugina, con l'ingresso dei cioccolatini prodotti e confezionati a Perugia nei mercati emergenti" ma, lamentano i sindacati, "dal momento in cui si investe a quello in cui si vedono risultati concreti passa del tempo: in questi anni non possiamo essere abbandonati e l'unico nodo non è quello degli esuberi". Attualmente, la Perugina di San Sisto, dà lavoro a 850 dipendenti a tempo indeterminato, e produce 24mila tonnellate di dolciumi, le stesse di due anni fa, dopo aver tagliato alcune linee di confezionamento