Sempre meno negozi nei centri storici

Tra Perugia e Terni si registra un calo del 20,7% delle attività commerciali
Perugia

Sempre meno negozi nei centri storici. Secondo uno studio di Confcommercio, che ha preso in esame il decennio 2008-2018, soprattutto nei capoluoghi di provincia, c'è stata un decremento medio del 30% degli esercizi al dettaglio. Dall'analisi reggono le strutture ricettive, che aumentano nelle zone periferiche.
Ma i centri storici non se la passano davvero bene: tra Perugia e Terni si registra un calo del 20,7%.
Nel centro storico di Perugia continua il trend negativo per le attività commerciali: da 420 esercizi del 2008 si è passati a 298 nel 2016 e 290 del 2018.
Migliore lo stato di salute del settore alberghi, bar e ristoranti: 255 nel 2008, 216 nel 2016, 218 nel 2018.

Per quanto riguarda invece il territorio fuori dal centro storico, a Perugia il comparto ricettività-pubblici esercizi fa registrare un significativo aumento negli ultimi 10 anni (509 imprese nel 2008, 587 nel 2018, spicca il + 77 unità di bar e ristoranti). Saldo negativo invece per il commercio, ma in termini molto contenuti (1221 unità nel 2008, 1206 nel 2018).

Nel centro storico di Terni il commercio è in minor sofferenza rispetto a Perugia: 378 gli esercizi nel 2008, 364 nel 2016, 339 nel 2018. Al di fuori del centro storico, nel decennio considerato si sono perse oltre 100 imprese (964 nel 2008, 848 nel 2018).
Anche nel ternano decisamente più in salute – almeno a vedere i numeri – il comparto alberghi, bar, ristoranti: la situazione è pressoché stabile nell’ultimo decennio nel centro storico (143 imprese nel 2008, 140 nel 2018) e in leggera crescita fuori dal centro storico (315 imprese nel 2008, 338 nel 2018).
A livello di merceologie, crescono i negozi di tecnologia, le farmacie, i negozi di computer e telefonia, calano invece i negozi tradizionali e gli impianti di carburante.
LE MOTIVAZIONI
"Non sono redditizi, sono poco competitivi e soprattutto vittime del boom dell'ecommerce". Sono queste alcuni dei motivi che giustificano la sofferenza e la chiusura degli esercizi pubblici nelle acropoli. "Il 7080% della riduzione dei negozi dei centri storici - dice Confcommercio - è infatti dovuto a razionalizzazione e scelte relative a scarsa redditività e competizione con ecommerce, centri commerciali, parchi e outlet. 
L'indagine di Confcommercio evidenzia come la situazione di sofferenza dei centri storici umbri sia generalizzata a livello nazionale.
"Le città sono i luoghi del futuro – conclude Confcommercio – e ciò rappresenta una sfida per tutti coloro che vi operano. Un terziario innovativo in grado di rafforzare i settori del commercio e del turismo in un contesto urbano sempre più caratterizzato dall’economia dei servizi, consente di trasformare le città in luoghi di ideazione di nuovi prodotti e servizi e non solo di consumo. Città più belle e attrattive danno sicurezza e fiducia e costituiscono un grande valore sociale ed economico per i nostri territori”.