A San Pietro si è festeggiato il Borletti-Buitoni Trust

Una serata di musica di alta qualità con eccellenti artisti.
Perugia

Quello di ieri pomeriggio, domenica 28 ottobre, nella basilica di San Pietro, non è stato solamente un concerto. Nella sobrietà con cui gli Amici della Musica hanno sempre superato gioie e dolori si è voluto commemorare la scomparsa di Franco Buitoni, un uomo le cui vicende sono state legate per trent’anni alla vita della massima istituzione musicale umbra.

I musicisti con Ilaria Borletti Buitoni - Foto Adriano Scognamillo
Le parole che Ilaria Borletti Buitoni ha voluto dedicare alla ricorrenza erano improntante all’asciutto rigore che da sempre caratterizza il legame del sodalizio musicale con la città. Non cordoglio, quindi, ma esposizione di ciò che Buitoni ha saputo e voluto fare col prestigio della sua esperienza internazionale. La creazione di una istituzione, il Borletti-Buitoni Trust, che, con la sua apertura al mondo dei giovani esecutori, facesse sì che, come ha dichiarato Ilaria, non si spegnesse la luce che illumina il difficile percorso dei grandi talenti. In un momento in cui la situazione della cultura paga gli sconvolgimenti dell’economia globale, questo il discorso della illustre signora, la musica, soprattutto in Italia, versa in condizioni difficilissime: il Borletti-Buitoni Trust, in quindici anni di attività, ha individuato cento giovani musicisti di venticinque nazionalità, sostenendoli con Awards e con Fellowships e creando un reticolo mondiale di consensi e di presenze. Una sorta di cospicuo patrimonio di personaggi, di idee, di convinzioni che ha come sede operativa Londra, ma che custodisce il suo cuore pulsante a Perugia, nella memoria di Franco Buitoni e nella realistica compresenza di Ilaria Borletti, sua consorte, donna di accreditate benemerenze manageriali e politiche, non ultima la sua militanza nel mondo civile in difesa dell’ambiente, come prestigiosa presidente del Fai. Quando Franco Buitoni, con sua moglie Ilaria e con la grandissima Mitsuko Uchida fondava il Trust aveva certamente la consapevolezza di aver innalzato uno di quei edifici che resiste alla insidie del tempo.

Alla presenza di una quindicina di delegati inglesi, appositamente venuti a Perugia per l’evento commemorativo, e tutti citati personalmente da Ilaria Borletti, sei artisti del Trust londinese si sono avvicendati sulla spazio dell’altare maggiore per evidenziare le eccellenze di cui si fregia la quindicinale attività di designazioni.

Quartetto Elias - Foto Adriano Scognamillo
Il quartetto Elias ha ottenuto il sostegno del Borletti-Buitoni nel 2015, in seguito al progetto di una integrale beethoveniana registrata dalla BBC Radio 3 e svolta tra la Wigmore Hall di Londra e la Carnegie Hall di New York.

Nella basilica sublacense gli Elias hanno portato, sin dal primo attacco, il profumo di quel suono vellutato che già li ha resi celebri. Voce incantevole che scava subito nella profondità del Quartetto op. 13, un polittico con cui il giovane Mendelssohn sondava le profondità dei modelli beethoveniani. Per dare ragione della complessità e della importanza di questa pagina ci vuole una formazione in grado di entrare nei meandri dell’ispirazione mendelssohniana, sempre pronta al tono di irrinunciabile fervore, ma capace di impennarsi in creazioni ardite, come quelle che caratterizzano il movimento conclusivo. C’è da dire che, oltre alla bellezza del suono, l’Elias ha aggiunto una sorta di bagliore caleidoscopico che, con le impennate virtuosistiche del suo primo violino, Sara Bittloch, ha aggiunto incrementi sonori di grande autorevolezza. Colori ed emozioni, inflessioni intense: un magma di lucente bellezza che ha trasformato una sorta di “studio di calchi beethoveniani” in un percorso avvincente.

Certezze ben espresse nel secondo pannello del concerto, affidato al soprano Anna Lucia Richter, Borletti-Buitoni Award del 2016. Voce delicata, di moderata espansione, timbrica suadente per otto Lieder di Schubert, cantati, come la tradizione vuole, con impassibile e trasognata contemplazione. Si tratta di poesie che, salvo eccezioni, sono firmate da modestissimi poeti dell’epoca. Anna Lucia, accompagnata da un magnifico Zoltan Fejérvari, reticente all’espansione sonora, ha pennellato con grazia i bozzetti schubertiani, rendendo ragione della loro appartenenza a un mondo perduto di fragili emozioni.

Chiusura in tono eroico con il Quinetto op. 44 di Schumann. Qui Zoltan ha confermato il conseguimento del Fellowship Borletti-Buitoni del 2017, dopo la sua affermazione al concorso di Montréal. Affiancandosi ai morbidissimi Elias ne ha assimilato la sonorità, adeguandosi a una dizione sciolta, mai enfatica, sempre attenta ai parametri contrappuntistici che caratterizzano e rendono inquietante questa specie di balenottero spiaggiato del repertorio cameristico romantico, una produzione dalla molteplice appartenenza al regno della ispirazione frenetica e al rigore del culto bachiano. Quel che rendeva notevole questa esecuzione era la capacità di non debordare nei prevedibili parossismi, mantenendosi in una classica e controllata misura interpretativa. Il che non vuol dir poco.

Chiusura della serata coi sei artisti che bamboleggiano e ci vezzeggiano suonando insieme due Lieder di Mendelssohn.

     Stefano Ragni