Il coro delle clarisse di Sant'Erminio

Musica e strumenti antichi
Perugia

di S.R.

Era partito come un semplice concertino in un monastero spoglio e frugale e si concretizzato, alla fine, come una vera pagina di una “Cronaca italiana” di Stendhal, col coro di monache che ha cantato dietro le sbarre

L’incredibile evento è di ieri pomeriggio, domenica 1 ottobre, con la convocazione nella modernissima sala del monastero delle Clarisse di Sant'Erminio di Perugia
La dozzina di sorelle sono lì, dietro le pesanti sbarre, capitanate dalla badessa Raffaella, a godersi uno di quei preziosi concerti che sa imbastire Franco Radicchia, uno dei musicisti più competenti per quanto concerne l’antica vocalità. 

Ma già la straripante presenza di pubblico, praticamente una sala gremita, faceva presagire che l’evento era atteso e desiderato. 

Lo voleva il fatto che Radicchia è anche maestro di cappella delle Clarisse, cosa che creava una contiguità con tutta la comunità che gravita intorno al monastero. Il fatto poi che siamo praticamente nell’antico quartiere di Monteluce ci ricorda quanto la musica faccia parte di un corredo urbano tra i più consapevoli della città. 

Tra il pubblico, sin dall’inizio del concerto, c’è il presidente del Consiglio Comunale Leonardo Varasano, ma quando, a metà serata, entra il sindaco Romizi con signora e passeggino, dove dorme beatamente la neonata della bellissima coppia, allora il calore umano che sprigiona dalla musica si fa soffio potente di umanità condivisa e goduta. 

Con tanto consenso civico ogni nota acquista maggior valore. 
A cominciare dalla esibizione del complesso vocale di Armonioso Incanto. Lo creò venti anni fa Radicchia con le ragazze della parrocchia del Piccione, e i loro primi concerti, coraggiose letture del repertorio gregoriano, furono appuntamenti pieni di speranza. 
Poi venne la presenza del coro nelle stagioni della Sagra Musicale Umbra di Carlo Pedini, con fiduciose aperture verso un complesso non professionale, ma con tutti i crismi della veridicità stilistica. Lo volevano la serietà di Radicchia e i suoi studi complessi e articolati, compiuti in Italia e all’estero. 

Oggi, dopo i due decenni di concerti, e di incisioni discografiche, pregevolissima quella più recente del Laudario di Cortona, Radicchia può segnalare con giusto orgoglio i prossimi concerto con Paolo Fresu, una stella del jazz, che ha scelto la formazione perugina per programmi di commistione tra moderno e antico, una formula piena di suggestioni che il pubblico apprezza a ogni livello. 

Armonioso Incanto ha iniziato la sua esibizione intonando la melodia gregoriana di “Virgo splendens”, dal Livre Vermell, una linea melodica spoglia che, progressivamente si carica delle durezze degli incroci vocali dell’epoca. Indi un “Congaudeant chatolici” attribuita a papa Calisto, il firmatario del concordato di Worms, un discanto a tre voci. Segue un carol dagli aspri incroci dove si distingue chiaramente una frase di grande efficacia relativa a Maria “ regina mundi medicina”. 

Il passaggio alla modernità, secondo una scansione che è propria die programmi di Radicchia, segnala il passaggio a un piccolo pezzo di Maurice Duruflé, anni ’20 del secolo passato, alternato a un canto sefardita, per approdare al conclusivo “Audite poverelle”, un pezzo appositamente scritto per le Clarisse da Ilario de Francesco. 
La parole sono quelle di santo serafico. 

Applausi per le vocaliste che sono Caterina ed Elisabetta Becchetti, Sauretta Ragni, Francesca Piottoli, Francesca Maraziti e Sabrina Alunni

Una ulteriore presenza che arricchisce la serata è quella dell’insieme Tritonus, voci e strumenti che nascono dalle esperienze di Radicchia col coro del liceo Classico Mariotti. 
Due simpaticoni, Luigi Vestuto e Riccardo Forcignanò imbracciano due liuti, uno di fattura siriana e un’arpa celtica. 

Quest’ultima è stata costruita dal liutaio assisano Vincenzo Cipriani, mentre gli altri due strumenti sono stati assemblati da Luca Piccioni. 

Qui la musica sterza verso il profano, con villotte, villanelle e canzonette dal sapore fresco e vivace, culminanti nello scherzo rinascimentale di Pierre Certon, “Je ne l’ose dire”, un irridente pettegolezzo su antichi fatti di famiglia che saranno, ahimè, sempre attuali. 

Vocalisti e strumentisti si prendono la loro parte di applausi: ricordiamo Francesca Maraziti, Costanza Mignini, Arianna Mosciolini, Sabrina Alunni e i due citati liutisti

L’ultima sorpresa è quando Radicchia invita il coro delle monache a rendere conto dei loro impegni vocali. 
In un veloce via vai, dietro le sbarre appaiono gli spartiti, ed ecco tutte le monacelle nerovestite a intonare il “Sacrum convivium” di Remondi. 

Sarà una pagina liturgica degli anni ’20, ma è pur sempre bella ed efficace. 

Mentre gli spettatori si avventano, con soddisfazione, sul buffet di prelibatezze offerto dal convento, si esce con la convinzione che serate del genere riescono una volta nella vita, ed è bello poterle ricordare.