Il Museo Paleontologico di Pietrafitta fra due mesi sarà riaperto al pubblico

A marzo si potrà di nuovo ammirare un tesoro di inestimabile valore scientifico, soprattutto per il numero di specie rinvenute ed esposte
Perugia

Il Museo Paleontologico di Pietrafitta “Luigi Boldrini” sarà riaperto al pubblico. Probabilmente già a marzo sarà possibile visitare il sito, dopo il lungo black out che lo ha reso inaccessibile.
 «Siamo ad un passo dall’inaugurazione - assicura il sindaco di Piegaro, Roberto Ferricelli -. È arrivato il momento di ridare una vita a questa struttura che è già pronta all’uso ed è perfettamente funzionante. Dopo anni di buio ora contiamo di risolvere l’empasse al massimo tra due mesi. Stiamo lavorando con tutti i soggetti interessati e siamo ad un passo dal successo».
 Il museo in questi anni è stato sottoposto a lavori di ristrutturazione e di riallestimento, privando la comunità di studiosi, esperti e appassionati, della facoltà di poter ammirare la pregevole collezione dei fossili che vi è collocata all’interno. Un tesoro di inestimabile valore scientifico, soprattutto per il numero di specie rinvenute ed esposte.
 La prima raccolta paleontologica di Pietrafitta si deve all’ opera ed alla passione di Luigi Boldrini, per tutti “Gigino”, un assistente capoturno di miniera che negli anni ’60 ispezionando sistematicamente e continuamente gli scavi dei depositi ligniferi, cominciò a rinvenire i primi resti fossili.
 Il primo reperto trovato da Gigino è quello di una tibia di Leptobos a cui seguirà qualche anno dopo, il ritrovamento di un elefante.
 Nel tempo Boldrini con grande fatica ha trovato, recuperato e conservato migliaia di reperti fossili di grossi elefanti, rinoceronti, bovidi, cervi, orsi, scimmie, castori, tartarughe, cigni, pesci, antibi, uccelli, topi, foglie, semi, conchiglie di bivalvi e gasteropodi e una nuova specie di un grande cervo a cui è stato dato nome “megaloceros boldrini”.
 Luigi, non avendo a disposizione dei locali adeguati a collocare i fossili, decise di costruire una baracca di legno per la loro conservazione, che diventarono due e poi tre. Ma spesso le baracche venivano distrutte per rubare i reperti ed alla fine, egli decise di trasferire i ritrovamenti in un suo locale così che fossero più sicuri.
 Nel 1975 Luigi Boldrini va in pensione ma torna alla miniera per continuare le sue ricerche per altri 14 anni. Negli anni ’80 la direzione Enel di Pietrafitta e la Sopraintendenza Archeologica dell’Umbria, incaricarono l’Università per gli Studi di Perugia di coordinare le operazioni di trasferimento dei resti fossili accumulati nell’area mineraria in un unico ambiente. Solo a quel punto ci si accorse di quanto fosse importante il bacino geologico di Pietrafitta.
 Oggi la sterminata collezione di Luigi Boldrini è conservata nel Museo Paleontologico di Pietrafitta a lui intitolato ed è divenuta nel suo genere una della più importanti raccolte conosciute nel mondo.
 Il percorso espositivo allestito nel Museo si suddivide in tre parti principali.
 Il “viaggio nel tempo” che inizia con due vetrine che affrontano da un lato temi generali quali i processi di fossilizzazione e il trasporto pre-seppellimento dei resti organici, dall’altro i meccanismi che hanno portato alla genesi della lignite di Pietrafitta.
 Si procede quindi con un percorso che si snoda tra le varie specie animali rinvenute a Pietrafitta, partendo dai vertebrati non-mammiferi (pesci, anfibi, rettili, uccelli), per poi passare ai mammiferi, che rappresentano il cuore della collezione: ben 14 specie diverse tra roditori, carnivori, scimmie, ungulati e proboscidati.
 La parte finale è dedicata proprio ai pachidermi: una delle più ricche collezioni al Mondo di Mammuthus meridionalis, specie vissuta nel Pleistocene Inferiore.