Liste d’attesa infinite, Squarta interroga Barberini

L’assessore risponde che si stanno riducendo, ma l’esponente di FdI non si è detto d’accordo
Perugia

Nella parte riservata al Question time della seduta odierna dell’Assemblea legislativa, il consigliere Marco Squarta (FdI) ha chiesto all’assessore alla Salute, Luca Barberini, di chiarire “lo stato attuale delle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie e gli esami diagnostici nelle due Asl regionali” e di fare “luce sull’effettiva possibilità, per i pazienti, di accedere alle visite intramoenia o private, senza oneri in caso di ritardi superiori a quelli stabiliti dall’Accordo Stato/Regioni sui tempi massimi previsti per le prestazioni mediche”.

Nell’illustrazione dell’atto Squarta, dopo aver definito “assurdo” che si debba aspettare “addirittura un anno per beneficiare di una visita o sottoporsi a un esame”, ha ricordato che “un apposito articolo del decreto legislativo ’124/’98’ (Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni) stabilisce che le Regioni devono disciplinare i criteri secondo i quali i direttori generali delle Asl determinano il tempo massimo che può intercorrere tra la data della richiesta delle prestazioni e l'erogazione della stessa. Qualora l'attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato dal direttore generale, l'assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell'ambito dell'attività libero professionale intramuraria, ponendo a carico dell'Asl di appartenenza la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l'effettivo costo di quest'ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti. Agli eventuali maggiori oneri derivanti dal ricorso all'erogazione delle prestazioni in regime di intramoenia si fa fronte attraverso quanto previsto dal decreto legislativo ‘502/’92’ con conseguente esclusione di ogni intervento finanziario a carico dello Stato. Le altre Regioni – ha ricordato Squarta - si stanno organizzando o si sono già organizzate per recepire le indicazioni del predetto decreto legislativo”. 

Nella sua risposta l’assessore Barberini ha spiegato che “la Regione Umbria ha lavorato e sta lavorando per cercare di contenere in maniera significativa i tempi di attesa per svolgere prestazioni specialistiche e attività di diagnostica, in particolare introducendo il meccanismo dei Rao (raggruppamenti omogenei di attesa). In sostanza nei Rao vengono individuate alcune prestazioni che debbono essere garantite con tempi graduati in base all’esigenza che viene certificata dal medico. Siamo stati la prima Regione a farlo e attualmente siamo gli unici ad averlo insieme alla provincia autonoma di Trento. Altre Regioni ci stanno imitando, a dimostrazione dell’efficacia di questa misura. Non abbiamo ancora dato esecuzione al tema dell’interrogazione perché siamo convinti che il lavoro fatto porterà ad una diminuzione progressiva dei tempi di attesa. È stata anche potenziata la presa in carico della ricetta: laddove un cittadino fa richiesta all’interno dei Rao e il Cup non è in grado di fissare una data entro i limiti previsti, allora si trattiene la ricetta e si comunica dopo al cittadino la data della prestazione. Inoltre stiamo lavorando per garantire a determinate patologie una prestazione all’interno del distretto di appartenenza, questo per evitare che a pazienti fragili sia richiesto uno spostamento. Stiamo anche introducendo una sorta di presa in carico per le prestazioni programmate, laddove ci sono trattamenti diagnostici prevedibili, come le prestazioni post intervento chirurgico, si prova a programmare fin dal momento iniziale i vari interventi che devono essere realizzati. Stiamo agendo anche sul potenziamento di professionisti e di attrezzature. La verifica fatta qualche mese fa dalla Commissione di garanzia ha dimostrato che all’interno dei Rao i tempi stanno diminuendo in tutto il territorio regionale”. 

Nella sua replica Squarta si è detto “esterrefatto perché l’assessore non ha risposto a quello che ho chiesto. C’è una normativa nazionale, la Toscana ha iniziato ad applicarla, è assurdo che l’Umbria non la applichi: oggi il cittadino che va a prenotare una prestazione al Cup se la lista di attesa è lunga va in intranmoenia e paga una cifra che non dovrebbe pagare. Vi invito ad applicare questa normativa”.