Una vita da precarie, l’appello al ministro Bongiorno

Due biologhe perugine da 13 anni lavorano con contratti a tempo
Perugia

Una vita da precarie. Monica Mariani di 46 anni e Cristina Corbucci di 47, biologhe della procreazione assistita presso l'azienda ospedaliera di Perugia, non ce la fanno più a vivere in questa condizione incerta, al punto che dopo essersi rivolte a ordine professionale, sindacati, dirigenza aziendale e Regione adesso fanno direttamente appello al ministro Giulia Bongiorno per tentare di trovare l'uscita del tunnel.
Tredici anni di precariato alle spalle, poi la falsa illusione del decreto Madia sulla stabilizzazione nella pubblica amministrazione.

“Quello che chiediamo - evidenziano Monica e Cristina nella mail spedita al capo del dicastero per la pubblica amministrazione - è una disposizione ministeriale che unifichi il comportamento delle Regioni e che faccia valere anche i nostri diritti così come già fatto per la dirigenza medica”. Il problema è semplice e complesso allo stesso tempo. La circolare 3/2017 escludeva dall'iter di stabilizzazione il personale medico e tecnico-professionale poi inserito in un secondo momento in sede di conferenza della Regioni e della Province autonome. Solo che qui si parla di dirigenza medica e dirigenza tecnico professionale del ruolo sanitario, definizione poco chiara secondo gli addetti ai lavori e quindi soggetta a interpretazione.
"Alcune Regioni, come l'Emilia Romagna, la Lombardia o la Sicilia - evidenziano le due biologhe perugine - hanno già adottato provvedimenti per la stabilizzazione attraverso il semplice passaggio a tempo indeterminato mentre per altre il percorso è più complicato. Noi ci siamo rivolte al direttore generale e a quello amministrativo dell'azienda ospedaliera di Perugia che però dichiarano non risolutive le previsioni contenute nella legge 205/2017 per la nostra categoria, per cui dicono non sarebbe legale procedere a un'assunzione a tempo indeterminato senza indicazioni da parte del

la Regione. Ma l'assessorato, alla nostra richiesta specifica, ha risposto che la problematica evidenziata è di stretta competenza dell'azienda ospedaliera di Perugia per cui alla fine nessuno interviene”.
Una vicenda che le due biologhe definiscono "paradossale e profondamente ingiusta" quella che tiene sotto scacco professionisti sanitari che non possono essere stabilizzati a causa di problemi "burocratici" e "interpretativi" su norme di riferimento nazionale.