L’Europa declassa l’Umbria

Ma il lato positivo della vicenda è che avrà così più soldi da Bruxelles
Perugia

Eurostat fa scivolare l'Umbria dal club delle regioni europee più ricche a quelle “in transizione”.
A braccetto con le Marche (anch'esse retrocesse), per andare a fare compagnia all'Abruzzo, che resta stabile nel limbo, un po' sopra le regioni “meno sviluppate” dove raggiungono tutto il Meridione anche Sardegna e Molise.
Ma, come si dice, non tutti i mali vengono per nuocere. Il lato positivo della vicenda (lo mette in rilievo Massimo Sbardella nel servizio pubblicato su Il Corriere dell'Umbria) è il fatto che la retrocessione comporta automaticamente un intervento più importante da parte dell'Unione europea. Perché la classifica che misura lo stato di salute dell'economia delle 300 regioni europee (oltre al Prodotto interno lordo, il principale parametro, se ne prendono a riferimento altri, come il tasso di occupazione giovanile, il livello di istruzione, l'accoglienza dei migranti) è inserita nella proposta di regolamento dei fondi strutturali per il prossimo bilancio di Lungo periodo (20212027) dell'Unione europea. In sintesi, è la classifica, dal basso verso l'alto, che determina quante risorse devono essere assegnate alle regioni più indietro dal punto di vista economico e sociale per mettersi al passo della media europea. Messo per ora da parte l'orgoglio, non è una prospettiva da poco, considerando che la riforma dei fondi strutturali europei proposta dalla Commissione Ue per il 20212027 potrebbe portare nelle casse dell'Italia 2,4 miliardi di euro in più rispetto al 20142020. Una torta, quella da spartire tra le venti regioni italiane, che passerebbe così da 36,2 miliardi di euro a 38,6 miliardi. Soldi che dovrebbero essere utilizzate per finanziare progetti di innovazione e digitilizzazione, riconversione alle fonti di energia rinnovabili, ma anche occupazione di qualità, istruzione, competenze professionali, equo accesso alla sanità, sviluppo urbano sostenibile.