Dieci indagati per le ceneri industriali interrate in Valnestore

Avviso di conclusioni delle indagini per i vertici di Enel e Valnestore sviluppo
Perugia

Dalle ceneri industriali interrate in Valnestore, spuntano dieci indagati.
Per loro i reati contestati dalla Procura della Repubblica di Perugia sono di inquinamento ambientale e omessa bonifica: tra i nomi eccellenti ci sono alcuni dei vertici di Enelproduzione spa, presenti e passati, e i responsabili del consorzio pubblico Valnestore sviluppo nei periodi interessati dalle ipotesi di reato. Più i privati ritenuti autori degli interramenti.

La procura della Repubblica di Perugia ha inviato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a Giuseppe Molina, Luca Camillocci Solfaroli, Paolo Riccioni, Enzo Patalocco, Ferruccio Bufaloni, Romolo Bravetti, Claudio Altieri, Stefano Riotta, Claudia Chiulli e Enel produzione spa nella persona dell’avvocato Tommaso Marrazza.

Viene contestata in concorso l’omessa bonifica e i mancati “ripristino e recupero dello stato di estese aree a Piegaro interessate dallo sversamento di un ingentissimo quantitativo di rifiuti- è scritto nell’atto della procura della Repubblica di Perugia - consistenti in ceneri prodotte dal funzionamento della centrale termoelettrica Enel a combustione di lignite di carbone di Pietrafitta oltre che dalle centrali Enel di La Spezia e Vado Ligure”.

Per la procura sono più di 300mila le tonnellate di ceneri umbre e liguri interrate su un'area da circa 400mila metri quadrati.
C’è pure l’omessa bonifica di aree interessate da contaminazione di policlorobifenili (Pcb), “provenienti da macchine di miniera già impiegate da Enel nell’attività di escavazione della lignite e mai rimosse, in violazione, dell’obbligazione assunta da Enel produzione spa con il contratto sottoscritto con Valnestore sviluppo srl il 31 gennaio 2003”  e il contestuale reato di inquinamento ambientale per la mancata rimozione e il deterioramento dei macchinari che avrebbe causato la contaminazione da Pcb.

Dal canto suo l'Enel ribatte con una nota. "Come già evidenziato nelle sedi amministrative - è scritto in un comunicato della multinazionale dell'energia - la società ribadisce di aver sempre agito nel miglior interesse del territorio e dell’ambiente. Eventuali responsabilità per i reati contestati non sono imputabili a Enel Produzione. In linea con la propria politica ambientale, Enel Produzione ha, peraltro, già svolto da tempo interventi paesaggistici in quelle aree e si è impegnata ad effettuare ulteriori attività di natura ambientale anche laddove di responsabilità di soggetti terzi. In ogni caso, la società confida che nel corso delle prossime fasi del procedimento si potrà accertare la propria estraneità, e quella dei propri dipendenti, ai fatti contestati. Enel produzione continuerà a collaborare con le autorità amministrative e con la magistratura per chiarire ogni aspetto, al fine di favorire il ripristino ambientale delle zone indicate nel provvedimento, riservandosi ogni diritto di rivalsa sui soggetti eventualmente responsabili".