Il rogo alla Biondi all’attenzione della Commissione Ecoreati

Il senatore e membro della Commissione Luca Briziarelli porterà il fascicolo in parlamento dove c'è già una indagine sul sistema dei rifiuti
Perugia

Il rogo alla Biondi Recuperi è stato posto all'attenzione della Commissione Ecoreati. Il senatore e vicepresidente della Commissione, Luca Briziarelli, fa sapere che la bicamerale di inchiesta indagherà proprio su questo punto. «Il governo - dice Briziarelli - con l'articolo 26 bis del decreto Salvini, ha introdotto l'obbligo per i gestori, di predisporre un piano di emergenza interna per gli impianti di stoccaggio e di lavorazione dei rifiuti. Il piano ha lo scopo di controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l'ambiente e per i beni; mettere in atto le misure necessarie per proteggere la salute umana e l'ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti; informare adeguatamente i lavoratori e i servizi di emergenza e le autorità locali competenti; provvedere al ripristino e al disinquinamento dell'ambiente dopo un incidente rilevante. Per gli impianti già esistenti al momento di entrata in vigore della legge di conversione, come appunto l'impianto della Biondi recuperi, il decreto Salvini prevedeva 90 giorni di tempo per mettersi in regola, ironia della sorte il limite è scaduto il 4 marzo scorso. Da una prima verifica effettuata risulta che l'azienda abbia adottato nei termini tale piano, resta da verificare se sia stato applicato correttamente e quali fossero le condizioni di sicurezza dell'impianto al momento dell'incendio».
Intanto è stato aperto dalla Procura di Perugia un fascicolo d'inchiesta per incendio doloso.
Insomma il rogo alla Biondi Recuperi è fonte di attenzione e allarme. Del resto si sa, il settore dei rifiuti da tempo è nel mirino della criminalità organizzata. Tant'è che il senatore Briziarelli della Lega Nord, peraltro membro della Commissione Bicamerale Ecoreati, ha annunciato un'indagine conoscitiva in corso proprio sul settore rifiuti in Umbria.

Da qui la richiesta di mettere nel fascicolo anche questo rogo di Ponte San Giovanni.
Mentre in Regione, giovedì prossimo in aula l'assessore Fernanda Cecchini presenterà un report sul rogo e su eventuali danni ambientali provocati dalle fiamme e dalla nube nera.

Uno studio approfondito che aiuterà di certo a comprendere molti aspetti di questa vicenda che presenta lati oscuri.
Sì perché va detto e ribadito che le fiamme hanno interessato scarti indifferenziati di origine industriale. Il report dei vigili del fuoco inviato alla Procura di Perugia contiene indicazioni utili a ricostruire le tipologie dei rifiuti andati a fuoco.

E così si apprende che l'incendio si è sviluppato nel deposito Biondi Recuperi, dove erano ammassati rifiuti frutto di cicli lavorativi e non solo scarti solidi urbani. Sono andati in fumo imballaggi di plastica e cartonati, e anche residui di altra natura: ferro, plastiche, bobine di grandi dimensioni. E sì che nel deposito è autorizzato anche lo stoccaggio di rifiuti pericolosi.
In base all'Aia rilasciata a fine 2018 il monte annuo complessivo è di 100 mila tonnellate. Ma il limite di stoccaggio è pari a circa il 10% di questa soglia. Negli ultimi giorni erano stati ammassati cumuli alti tre-quattro metri distribuiti in tutto il perimetro. Sporgenti anche dal muro di cinta.
Arpa e Noe dal canto loro hanno acquisito i registri di carico e scarico degli ultimi quindici mesi. L'obiettivo è risalire alla quantità di materiale complessivamente stoccato al momento del rogo e quindi comprendere i danni ambientali causati dall'incendio.

Sono stati fatti esami sui campioni di ortaggi da parte della Usi 1. Sondati cavolfiori e bietole. Oggi sono attesi i risultati del benzene nell'aria. Ieri (martedì 12 marzo) la centralina Arpa ponteggiana registrava 13 microgrammi al metro-cubo, segno che il picco di 42 di domenica era direttamente collegato alla nube nera.