Duca e Tamagnini si avvalgono della facoltà di non rispondere

Interrogatorio di garanzia per l’ex dg dell’ospedale di Perugia. Intanto aumenta la lista degli indagati
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Perugia

 Emilio Duca si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia finito agli arresti domiciliari venerdì nell’ambito dell’inchiesta che interessa decine di persone tra cui i vertici dell'ospedale Santa Maria della Misericordia, questa mattina, accompagnato dall’avvocato Francesco Falcinelli, ha preferito non rispondere alle domande del gip, in attesa che il legale finisca di vagliare la mole di documenti che lo riguardano, in vista anche del ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la revoca della misura cautelare.
Per il suo avvocato difensore Francesco Falcinelli «è prevalsa l’esigenza difensiva, di completare lo studio degli atti processuali che sono tantissimi». «Il mio assistito è sereno - ha detto il legale -, ha la volontà di chiarire, però ci vuole tempo perché l’indagine si è articolata in un anno. Gli atti sono molteplici e vanno attentamente analizzati e studiati». E dunque proprio in riferimento agli atti ha risposto dicendo che «vanno letti ed esaminati» e per le prossime azioni ha detto: «Valuteremo».

In tribunale, davanti al gip Valerio D'Andrea, insieme al direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera di Perugia, Emilio Duca, è comparso anche il responsabile dell'ufficio coordinamento attività amministrative del presidio ospedaliero e dell'ufficio sperimentazioni cliniche, Antonio Tamagnini. Entrambi, assistiti dall'avvocato Francesco Falcinelli. Anche Tamagnisi si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Dopo Duca e Tamagnini, verrà ascoltato dal gip Roberto Ambrogi, responsabile dell'ufficio Contabilità e bilancio dell'azienda ospedaliera di Perugia, anche lui coinvolto nell'indagine della Procura di Perugia che vede tra gli indagati anche l'ex sottosegretario agli Itnerni ed ex segretario regionale del Pd, Gianpiero Bocci, e che martedì 16 aprile ha portato alle dimissioni della presidente della Regione, Catiuscia Marini.

Nel frattempo alla lista si sarebbe aggiunta un'altra decina di persone, fra cui i membri delle commissioni dei concorsi finiti al centro della “sanitopoli”, ma anche alcuni tra i candidati favoriti grazie a punteggi falsati e alla rivelazione in anticipo delle domande.

Gli altri tre indagati attualmente ai domiciliari, vale a dire Barberini, Bocci e il direttore amministrativo dell’ospedale Maurizio Valorosi, sono tutti difesi dall’avvocato David Brunelli. Per loro l’interrogatorio di garanzia è fissato per domani, e tutti sarebbero intenzionati a chiedere la revoca della misura cautelare.

Tutto questo mentre all'ospedale Santa Maria della Misericordia sono giunti i commissari mandati dal Ministero.