Arrestati tre tunisini "boss" dello spaccio umbro

La Polizia ha tratto in arresto tre uomini responsabili della gestione dello spaccio nel centro storico
Perugia

Nei giorni scorsi, gli agenti della Sezione “Criminalità Diffusa” della Squadra Mobile di Perugia, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno concluso un’importante attività d’indagine che ha drasticamente interrotto e neutralizzato l’attività criminale di due pregiudicati tunisini, già noti alle forze dell’ordine, ritenuti detentori di una importante “fetta” dello spaccio di sostanze stupefacenti di vario genere in diversi punti della città e della Provincia.

I due indagati sono entrambi originari della Tunisia, pressochè quarantenni, irregolari sul territorio nazionale e con gravi precedenti per violazione delle norme sull’immigrazione, false attestazioni sulle proprie generalità e rapina, ma sono conosciuti in questo capoluogo soprattutto per la recidività nell’attività di spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti in diverse “piazze di spaccio” della città.

L’attività d’indagine in narrativa, che è stata avviata all’inizio di quest’anno e che si è appena conclusa, costituisce un “ramo” investigativo di una precedente analoga attività, conclusa negli ultimi mesi dell’anno scorso, a carico di alcuni tunisini inseriti nel medesimo contesto criminale, poi tratti in arresto.

I soggetti coinvolti nella presente indagine, che erano già emersi in quella precedente, fin dai primi servizi di osservazione e pedinamento dimostravano di essere particolarmente attivi nello spaccio di stupefacenti, riuscendo a gestire numerosissime cessioni al giorno ed in località diverse.

Le modalità di contatto con i consumatori di droga: appuntamento telefonico sui numeri “dedicati” allo spaccio con clienti/assuntori di fiducia e incontro-lampo in luoghi ritenuti sicuri, raggiungibili a piedi se in centro storico o con mezzi privati in periferia.

I due spacciatori, che utilizzavano le medesime utenze telefoniche in maniera impersonale, proprio perché dedicate allo svolgimento della loro illecita attività, e che si facevano chiamare con dei nomi di copertura “Angelo” e “Roberto”, si presentavano agli appuntamenti con i clienti singolarmente o insieme, a seconda del numero di consegne da effettuare.

Al telefono, il linguaggio era dissimulato ma non troppo: si faceva riferimento alla tipologia dello stupefacente con la classica “R” per l’eroina e con la “C” per la cocaina, oppure si parlava di “chiodi”, ed alla quantità con i numeri decimali, con chiaro riferimento ai grammi o alle dosi “dammene 1, anzi 2…”.

I clienti dei due tunisini investigati potevano rivolgersi, anche quotidianamente, ai loro fornitori di fiducia per l’eroina, per la cocaina, ma anche per l’hashish, ed il numero dei loro contatti e delle cessioni documentate dimostrano come gestissero un consistente giro d’affari: nel corso delle indagini sono state monitorate e ricostruite oltre 500 cessioni di stupefacente, effettuate a decine di clienti, per un incasso complessivo superiore ai 20mila Euro in pochi mesi.

Un aspetto che caratterizza particolarmente l’attività dei due indagati è la loro estrema capacità di muoversi rapidamente sul territorio, raggiungendo i clienti dovunque e cercando altresì di eludere eventuali controlli di polizia: gli appuntamenti per le cessioni venivano fissati, soprattutto, in centro storico in zona “Tre Archi”, a Porta Pesa, in Piazza Grimana, al Pincetto, in Via Pellas, al parco Sant’Angelo, in Via XIV Settembre, ma anche al cimitero di Monteluce, in Via Settevalli, a Ponte Rio, a Ponte San Giovanni e addirittura fuori città.

Ultimamente, infatti, i due pushers, per stare dare meno nell’occhio, si erano sistemati in un’abitazione di Pierantonio e da lì, oltre a raggiungere giornalmente il centro storico di Perugia per proseguire la loro attività criminale, avevano preso a scegliere, per lo spaccio, dei luoghi più discreti e più vicini al predetto domicilio, come Pierantonio, Umbertide e Resina.

All’esito dell’attività d’indagine svolta dalla Squadra Mobile, le risultanze probatorie raccolte hanno consentito al Pubblico Ministero titolare del procedimento di emettere, in tempi brevissimi, un provvedimento di fermo di indiziato di delitto a carico dei due spacciatori, in relazione alla gravità dei fatti contestati (l’art. 73 commi 1° e 6° del DPR. 309 del 1990 in concorso) e dato il reale pericolo di fuga dei due tunisini, suffragato dal loro stato di clandestinità, dall’assenza di una dimora fissa e, in particolar modo, dall’inosservanza ai diversi provvedimenti di espulsione già emessi a carico di entrambi.

Una volta localizzati gli obiettivi, nelle prime ore del mattino, gli agenti della Squadra Mobile, coadiuvati da una unità cinofila specializzata antidroga, hanno fatto irruzione nell’appartamento di Pierantonio, dove hanno trovato i due catturandi ed un terzo soggetto, loro connazionale e con precedenti analoghi, anch’egli clandestino e ben noto alla Polizia perugina in virtù dei suoi numerosi trascorsi giudiziari.

Oltre ai tre clandestini i poliziotti, nel corso della perquisizione disposta dal magistrato, hanno anche trovato, in diversi punti della casa, alcuni involucri contenenti una sostanza polverosa giallastra che, all’esito del narcotest, è risultata essere stupefacente del tipo “eroina” e “cocaina” per circa 40 grammi complessivi, oltre a circa 2300 Euro in contanti, il tutto sottoposto a sequestro.

Grazie al rinvenimento dello stupefacente, che era nella disponibilità di tutti e tre gli occupanti, sono scattate le manette anche nella flagranza del reato di detenzione di spaccio di sostanze stupefacenti, sia per i due già sottoposti a fermo sia per il terzo.

Sempre all’interno dell’abitazione, inoltre, veniva trovata una pistola scacciacani senza il tappo rosso e con alcune cartucce caricate a salve: sono in corso ulteriori accertamenti per verificare se tale arma possa essere messa in relazione con il compimento di alcuni reati contro il patrimonio compiuti a Perugia recentemente.

A conclusione dell’operazione di Polizia Giudiziaria, gli arrestati sono stati accompagnati a Capanne, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.