Crisi, in Umbria chiuse 3.000 imprese

I dati drammatici rilevati dalla Cna
Perugia

L'ultima indagine della Cna (Confederazione Nazionale Artigianato e della Piccola impresa) rivela un'Umbria sempre più vicina al meridione.

Ne viene fuori che tutti gli indicatori - tranne l'export - anche con la ripresina attuale, sono sotto la media nazionale. E quello che si è perso per strada è tragico. Siamo in piena emergenza.
“Serve un patto per l’innovazione e la giustizia sociale in Umbria - ha detto Renato Cesca, presidente di Cna Umbria, commentando i dati presentati alla stampa -, perché se è vero che la ripresa è in atto, per tornare ai livelli pre-crisi ci vorranno anni. Troppi se pensiamo che in gioco c’è la tenuta sociale della regione”.
E se è vero che a partire dal 2015 l’economia è tornata a crescere: il Pil è aumentato del 3,2% in due anni, è anche vero che il lavoro resta la prima emergenza da affrontare: il tasso di disoccupazione è passato dal 4,5% al 10,5%. Si parla di 24 mila disoccupati in più per arrivare a quota 40mila tra uomini e donne che non hanno lavoro. E il futuro resta incerto. Dal 2009, secondo la Cna, abbiamo perso per strada 3mila aziende.
Erano 83mila 269, adesso siamo a 80.234 (meno 3,6%).
Sprofondano quelle più grandi (con più di 49 addetti ai lavori) e quelle che in teoria sono fondamentali per immettere sul mercato del lavoro più assunzioni. Il 95,7 delle aziende umbre hanno meno di 9 dipendenti.
E anche dal mondo dell'artigiananto non arrivano segnali incoraggianti: da 24mila che erano si è scesi a 21mila (-13,4% conto la media nazionale di -9%). Il settore più devastato sia come artigianato che come impresa è quello dell'edilizia, che fa registrare un -15,7% di imprese. Anche per chi ha la fortuna - è il caso di dirlo - uno stipendio ogni mese o riesce a raccimolare la sopravvivenza con la sua partita iva il proprio potere di acquisto si è ridotto del 10 per cento su un reddito medio Irpef di 12mila euro a causa di un tasso di inflazione del 13,1% più alta della media nazionale.
Per capirsi meglio: il reddito è aumentato di 2,4% a fronte di prezzi saliti del 13 per cento. Crollo dell'8 per cento dei consumi delle famiglie e relativa crisi commercio e alimentare.
Questi dunque i dati della ricerca di Cna, che mettendo le carte sul tavolo, si appella alla politica e alle istituzioni, e chiede di ripartire da qui per ridisegnare l'economica e il sociale dell'Umbria dal 2018 in poi.