S'indaga su 5 consiglieri morosi

La procura della Repubblica di Perugia ha aperto un fascicolo per valutare eventuali profili di illegittimità
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Perugia

La questione dei consiglieri comunali morosi continua a far discutere. Ora risulta, come scritto testuale nell'esposto depositato il 1 ottobre alla Procura, firmato dal presidente del consiglio comunale Leonardo Varasano (FI), dalla segretaria Francesca Vichi e, novità, dal sindaco Andrea Romizi, anche lui azzurro: "In base ai riscontri forniti dall'Agenzia delle entrate risultavano essere morosi alla data del 30 giugno 2014 i consiglieri comunale Giuseppe Cenci (FI), Armando Fronduti (FI), Stefano Mignini (FdI), Massimo Perari (FI) (nel frattempo diventato assessore al personale) e l'assessore ai lavori pubblici Francesco Calabrese (esterno)":
Come riporta Il Corriere dell'Umbria la procura della Repubblica di Perugia ha aperto un fascicolo per valutare eventuali profili di illegittimità.
Nel documento inviato ai magistrati si specifica come "ogni singolo consigliere ha restituito agli uffici in occasione della prima seduta del consiglio il 30 giugno 2014 la dichiarazione da rendere “sul mio onore”, proprio in occasione dell'esame delle cause di incandidabilità, ineleggibilità e incompatibilità. Idem per le dichiarazioni degli assessori. Ma le situazioni debitorie (che danno atto alla procedura di decadenza in base al Tuel) c'erano e non sono mai venute a galla fino a quando i consiglieri di opposizione Rosetti dei 5 stelle e Bori del Pd, non hanno fatto accesso agli atti la scorsa estate per verificarle. Non è mai scattato l'iter per cui il moroso può scegliere se saldare o rinunciare all'incarico: consiglieri e assessore hanno sì pagato i rispettivi debiti - più cartelle per un minimo di 634 euro (Cenci) a un massimo di 15.505 euro (Fronduti) - con l'ente, ma quattro su cinque solo nell'agosto scorso (uno solo, Mignini, lo aveva già fatto nel luglio 2016) cioè solo dopo che era scoppiato il caso anche sul fronte mediatico. E dopo quattro anni in carica senza contestazioni. Resta però il nodo delle dichiarazioni rese a inizio mandato. Il sindaco, misura le parole. "L'esposto - spiega Romizi - è stato valutato come 'opportuno' per verificare la legittimità degli atti del Comune".