Dura la vita per gli assistenti sociali

Il 95% di chi svolge questo delicato e importante compito in Umbria ha subito minacce o intimidazioni, mentre il 15% è rimasto vittima anche di aggressioni fisiche
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Perugia

Dura la vita per gli assistenti sociali. Il 95% di chi svolge questo delicato e importante compito in Umbria ha subito minacce o intimidazioni, mentre il 15% è rimasto vittima anche di aggressioni fisiche. Il dato è emerso durante la giornata formativa organizzata dall’Ordine degli Assistenti sociali dell’Umbria tenutasi giovedì 25 ottobre al centro congressi Capitini. I maggiori disagi li soffre chi opera nell’ambito della tutela ai minori e alle famiglie.
E sono sempre più numerosi i professionisti che lavorano in uno stato di paura.
Sul fronte delle segnalazioni, percentuali basse per quanto concerne il capitolo più delicato, quello della violenza fisica: il 18,5% del campione, pari a 20 persone, ha segnalato al proprio ente gli episodi, nessuno al proprio ordine professionale e solo l’8,9% (pari a 9 persone) all’autorità di pubblica sicurezza. «L’ordine umbro con questa ricerca ha uno strumento per mirare la sua azione e stimolare momenti che portino nel tempo ad un superamento del fenomeno, possibilmente collegato ad un miglioramento nelle politiche e nella gestione dei servizi rivolti ai cittadini sapendo che l’aggressività, come emerge nella ricerca, ha un impatto negativo sulla qualità e sull’efficienza dei servizi».

«I risultati - ha detto Cristina Faraghini, presidente regionale dell’Ordine degli Assistenti sociali - impongono alla comunità professionale e non solo, una riflessione approfondita per raggiungere una piena consapevolezza di un fenomeno diffuso anche nella nostra realtà». Un fenomeno definito «un problema di sistema, di cui il sistema stesso deve farsi carico». Per questo è stata promossa la ricerca, che fornisce dati preziosi per individuare le soluzioni.

In Umbria i dati evidenziano purtroppo che il fenomeno è in crescita. Alla web survey hanno risposto 247 assistenti sociali (la fascia maggiore, il 26,3%, fra 32 ed i 40 anni) iscritti all'ordine su oltre 600 totali. Solo 25 dichiarano di non aver mai subito violenze o minacce, quindi si parla di un fenomeno (minacce intimidazioni aggressioni verbali) diffuso per il 95% del campione.
I professionisti che hanno risposto al questionario sono per lo più donne, il 91,1%, maggiormente con esperienza lavorativa tra i 10 e i 19 anni (il 42,1% del campione), impegnati principalmente nel settore della tutela minorile. Sul capitolo delle diverse forme di violenza subite, sono vari gli elementi emersi. In particolare solo il 10% degli assistenti sociali ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce, intimidazioni o aggressioni verbali. Riguardo i casi più gravi, quelli di violenza fisica contro il professionista, il 15,4% (pari a 38 persone) ha dichiarato di essere stato aggredito fisicamente nell'arco della propria esperienza professionale e il 4% (10 assistenti sociali) ha

dichiarato che l'aggressore ha utilizzato un oggetto o un'arma. In questo contesto, che si compone di numerosi altri dati, si manifesta una ampia dimensione della paura dei professionisti di subire violenza: 5 professionisti hanno dichiarato di temere per la propria incolumità ogni giorno, 70 temono per sé o propri familiari una volta al mese (28,3%).

Hanno aperto il convegno Cristina Faraghini (presidente Croas Umbria) ed i consiglieri regionali Maria Porcaro e Eden Vitagliano, il responsabile scientifico della ricerca professor Alessandro Sicora, il consigliere nazionale Federico Basigli, il direttore del corso di laurea di Servizio sociale professoressa Fiorella Giacalone, il coordinatore tecnico della ricerca e presidente Croas Piemonte Barbara Rosina e Alessandra Giribaldi, Sunas sindacato degli assistenti sociali.

Nel pomeriggio si è parlato, in una tavola rotonda, di azioni di contrasto per prevenire le aggressioni nei confronti degli assistenti sociali. Parteciperanno Edi Cicchi (Anci Umbria -Commissiona Welfare nonché Assessore Servizi sociali Comune di Perugia), Giovanni Giudice e Liliana Picistrelli (Questura di Perugia), Roberto Conticelli ( Presid.Ordine dei giornalisti), Marica Federici (assistente sociale Comune di Perugia), Patrizia Cecchetti (Coordinatore dei servizi sociali) e Giorgio Miscetti (Direttore dipartimento di prevenzione, entrambi dell’Azienda Usl Umbria 1. Al tavolo anche Cristina Strappaghetti (scuola pubblica di formazione Villa Umbra), Elisabetta Ceccarelli (assessore alle Politiche sociali Comune di Corciano), Gennaro Cancellaro (Inail Umbria), Claudio Bendini (segretario regionale Uil).
«L’evento per la comunità professionale rappresenta un passo verso la possibilità, nel futuro prossimo, di costruire una rete di prevenzione e di strumenti che permettano una ampia tutela per gli assistenti sociali, rete i cui nodi non possono che essere, a titolo non esaustivo, sicurezza nei luoghi di lavoro, formazione professionale specifica nella gestione del conflitto-aggressività, investimenti in risorse umane e organizzative».