Scoperto traffico di rifiuti tossici a Orvieto

Agli arresti noto imprenditore e due dipendenti
Orvieto

Ad Orvieto i rifiuti tossici hanno alimentato un vasto giro di affari illeciti, per 46 milioni di euro. La Guardia costiera, coordinata dalla Dda di Roma, avrebbbe portato alla luce un traffico criminale che pone  al centro dell'inchiesta due aziende umbre, la Tmr di Castiglione in Teverina e la Alluminio Frantumati di Orvieto. 

Sono dunque scattati i provvedimenti che hanno portato all'arresto di un noto imprenditore orvietano, P. T. le sue iniziali, insieme ad altri colleghi e dipendenti delle ditte di Orvieto e Castiglione in Teverina (vale a dire le responsabili del settore amministrativo E. S. ed E. L., e il responsabile del settore operativo M. M.) con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla gestione illecita di rifiuti all’autoriciclaggio e al falso. Gli arrestati sono stati prelevati dal loro posto di lavoro o nelle loro abitazioni e dopo le attività giudiziarie di notifica del provvedimento gli organi inquirenti hanno disposto gli arresti domiciliari.

A quanto sembra i rifiuti tossici venivano spediti via mare dall’Italia fino in Asia. Motori di treni o compressori di frigoriferi venivano semplicemente maciullati e, una volta giunti a destinazione, riciclati rivenduti sotto forma di padelle e sportelli per auto.

Secondo l'accusa, mediante vari giri di false attestazioni e certificati, le aziende acquistavano rifiuti industriali contaminati, soprattutto da Pcb (policlorobifenili considerati tossici come la diossina), ne simulavano la bonifica per poi rivenderli come materiale recuperato e "pronto forno” per un nuovo ciclo produttivo.

In realtà i rifiuti, in Italia, subivano soltanto una mera macinatura e, inquinatissimi, venivano spediti via mare all’estero senza nessuno scrupolo per la salute degli operatori che entravano in contatto con Pcb, solventi e idrocarburi ben oltre i limiti consentiti dalla legge.

L’inchiesta è partita all’inizio del 2016, quando da un controllo dei trasporti via mare gli investigatori si sono imbattuti nei presunti traffici delle due società che effettuavano movimenti apparsi subito sospetti.

I rifiuti partivano dai porti di Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova e Ravenna per raggiungere la Cina, la Corea, il Pakistan e l’Indonesia.

 “Le misure adottate – spiega la Guardia costiera – sono state calibrate per censurare le attività dei soggetti e delle aziende che hanno operato illegalmente, interrompendo in via preventiva le condotte e cessando i traffici illeciti”.