Fuori dagli stadi i razzisti. Codice Penale per chi discrimina atleti di colore

Dopo l'ultimo episodio verificatosi nel tempio del calcio italiano ai danni di Koulibaly
Opinioni

di Bruno Di Pilla - Ancora ignobili ululati razzisti, negli stadi italiani. I responsabili? Sono addirittura “tifosi” di squadre che, nei loro organici, schierano non pochi atleti di colore. E’ incredibile l’ennesimo episodio verificatosi a Milano, nel cosiddetto tempio del calcio, ai danni del difensore del Napoli Koulibaly, già in passato oggetto d’intollerabili offese in varie città dello Stivale. Molti sostenitori interisti, ovviamente solleciti nell’applaudire le gesta dei loro campioni di pelle nera Keita Balde ed Asamoah, per tutta la gara hanno ricoperto d’insulti il “nemico” centrale franco-senegalese della formazione partenopea, il cui allenatore ha invano chiesto all’arbitro la sospensione, almeno pro-tempore, della partita. Che vergogna per la nostra Italia, unico Stato europeo in cui si registrano, periodicamente, simili infamie. A nulla sembrano essere servite la Dichiarazione universale dell’ONU sui diritti dell’uomo (Parigi, 10 dicembre 1948) e, due anni più tardi, l’altra Dichiarazione UNESCO sulla razza e le differenze razziali, che hanno solennemente proclamato l’assoluta eguaglianza, biologica ed intellettiva, di tutti gli esseri umani.

Eppure, storicamente, sono state seppellite per sempre l’apartheid sudafricana e la folle legislazione eugenetica del nazista Rosenberg, nonché le disposizioni segregazioniste vigenti negli Stati Uniti verso la fine del XIX secolo, quali il divieto di matrimoni misti, l’esclusione della gente di colore da scuole, alberghi e ristoranti, da trasporti e locali pubblici, l’introduzione di una tassa elettorale e l’esibizione di certificati d’alfabetizzazione per l’esercizio del diritto di voto, tutti malèfici retaggi dell’aberrante teoria della “supremazia bianca”, oggi predicata, per buona sorte dell’umanità, solo da un manipolo di pericolosi individui affiliati al Ku Klux Klan. Questa ed altre associazioni criminali, che hanno finalità d’intolleranza e discriminazione, sono ovunque vietate e duramente perseguite dalle leggi attualmente in vigore, in ogni angolo del pianeta. La stessa normativa penale va applicata, senza pietà, anche a singoli delinquenti, “tifosi” compresi, che abbiano in testa il dèmone del razzismo.