La città dei ceri rischia il declassamento

Il sindaco Stirati alza la voce sulla vicenda dell'ospedale
Gubbio

Sono molteplici le preoccupazioni che riguarderebbero il declassamento dell'ospedale di Gubbio e di Gualdo Tadino, secondo la legge regionale n.10 che riguarderebbe il nuovo modello organizzativo della rete dei servizi di diagnostica di laboratorio.

Il primo cittadino di Gubbio ha preso una dura posizione ed un forte disappunto per le sorti dell'ospedale “In merito alla delibera della Regione Umbria varata nei giorni scorsi, esprimo forte disappunto unitamente a grande preoccupazione per le sorti dell’ospedale di Branca. Il nostro ospedale non può essere considerato un nosocomio ‘polo dell’emergenza’ al di sotto delle prerogative e dei contenuti organizzativi e sanitari di quello di Città di Castello. Risulta incomprensibile immaginare che il nostro laboratorio analisi, non si sa bene su quali dati, quali numeri e quale volume di prestazioni – che per quanto ci risulta addirittura ci vedono al di sopra della struttura del laboratorio analisi di Città di Castello – diventi una sorta di succursale del nosocomio alto tiberino. Noi peraltro abbiamo più volte rassicurato i cittadini in merito alla natura di ‘polo di emergenza’ dell’ospedale di Branca, anche alla luce delle reiterate dichiarazioni effettuate dalla Giunta regionale e dagli organi tecnici in questo senso. Non vorremmo che con questo atto si accreditasse un’idea diversa e un’ipotesi di declassamento per noi irricevibile. Ho apprezzato molto l’iniziativa assunta di recente dall’assessore regionale Barberini, per aggredire il tema delle liste d’attesa che ritengo resti una delle questioni cruciali soprattutto a salvaguardia dei soggetti più deboli, sia economicamente che socialmente. Lo invito caldamente a proseguire su questa linea, in merito alla quale da parte nostra ha il massimo del sostegno e della sollecitazione. Con la stessa forza e determinazione, lo invito a rimeditare e rivisitare profondamente questa delibera che così come è stata concepita risulta per noi inaccettabile”.