Caso Goracci, la Minelli conferma le accuse

In aula la dipendente comunale che denunciò il "sistema di potere"
Gubbio

Nadia Minelli, parte civile con l'avvocato Laura Modena, ieri pomeriggio ha risposto al fuoco incrociato delle domande dei difensori degli imputati e ha ribadito ciò per cui, sette anni fa, si era rivolta alla magistratura. La Minelli ha confermato tutto quello che aveva messo nero su bianco nelle denunce contro il sindaco di Gubbio, Orfeo Goracci.
Come riporta il Corriere dell'Umbria furono i suoi esposti infatti a far partire la maxi inchiesta denominata "Trust" che nel febbraio del 2012 portò all'arresto dell'allora giunta Goracci.
Secondo la ricostruzione accusatoria, venne decapitato un "sistema di potere" con cui il primo cittadino gestiva la cosa pubblica. Un sistema, aveva denunciato la stessa Minelli, fatto di ritorsioni e vessazioni nei confronti di quei dipendenti che non si allineavano al suo volere. Assieme a lui, i pm titolari dell'inchiesta, Antonella Duchini e Mario Formisano chiesero e ottennero l'arresto per 11 persone. Le accuse erano pesantissime, associazione per delinquere, abuso d'ufficio, concussione, falso, soppressione di atti. Secondo la Procura, la giunta di allora aveva "stabilmente piegato lo svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati consistenti in vantaggi politicoelettorali, mantenimento delle posizioni di potere e sviluppo della carriera, vantaggi economici per se stessi o per soggetti loro legati per vincoli di vicinanza politica, amicizia e con pari ingiusto danno per la collettività, per i dipendenti e i soggetti estranei all'amministrazione ritenuti invisi o ostili al sodalizio. Che venivano stabilmente posti in condizioni di emarginazione, sfavoriti, danneggiati nello sviluppo della carriera, minacciati, estorti ed ingiustamente penalizzati, in un generale clima di intimidazione e di paura instaurato e mantenuto dal sodalizio all'interno del Comune di Gubbio". Dopo 4 anni di udienze a singhiozzo, il nuovo collegio il terzo ad essersi occupato della vicenda sembra voler imprimere un'accelerata per arrivare a una sentenza prima della vicina prescrizione, che scatterà nel 2020. Si torna in aula a febbraio.