Lettera al vincitore di Sanremo: "Vieni a Assisi, l'Italia non è razzista"

Padre Enzo Fortunato ha scritto al vincitore di Sanremo aspettandolo per giugno
Assisi

"Ho ascoltato le tue ultime dichiarazioni televisive. La tua affermazione “Sono arrivato a 26 anni e, dopo la vittoria a Sanremo, ho cominciato a sentirmi straniero nel mio Paese” mi colpisce profondamente e ci mette dinanzi una parte di paese dove si fa fatica a riconoscersi italiani. Ritornano come raggi di sole le parole che San Paolo scrisse nella sua lettera agli abitanti di Efeso, città dell’attuale Turchia. L’Apostolo durante i suoi tanti e lunghi viaggi aveva compreso, già 2000 anni fa, che siamo tutti concittadini del mondo e scriveva che non siamo né stranieri né ospiti, ma concittadini e familiari dell’unico Dio...

Gli spazi in cui hai vissuto rappresentano un’Italia bella, aperta ed inclusiva. Approfitto allora di questa occasione per invitarti ad Assisi, simbolo anch’essa di questo pezzo di Paese che fa sperimentare tutta la bellezza di essere italiani.

A giugno, assieme a Carlo Conti, vivremo il concerto “Con il Cuore… di Francesco”. Un momento di grande musica e solidarietà che da decenni è un appuntamento fisso per sensibilizzare il nostro paese su grandi temi. Ad

Assisi sono risuonate le voci dei migliori interpreti italiani: Baglioni, Bocelli, Mannoia, Meta, Moro, Gabbani, e tantissimi altri. E sempre, i vincitori di Sanremo hanno fatto un salto.

Ritornando alle tue affermazioni, che la mente sia come un paracadute, funziona quando è aperta, cosi ogni nostra realtà, funziona solo se è capace di entrare in sinergia con le altre.

L’Italia - sono convinto - non è razzista, è solo spaventata. E a volte la paura fa arretrare, fa nascondere. Noi vogliamo invece essere quelli che la fanno andare avanti…"

Padre Enzo Fortunato